Intervista a Giulia Curti, una teatrante contemporanea.

Finalmente si apre il sipario di questa rubrica che avevo preparato quasi un mese fa.
Oggi parliamo del macrocosmo “Teatro”, in particolare quello italiano.
E con chi parlarne, se non con un’attrice?
Giulia Curti, studentessa ed attrice, si presta alla mia futile curiosità da foto profilo di Facebook.Immagine

Bene Giulia, innanzitutto ciao, visto che nelle interviste di solito non si saluta mai.
Ciao!

Tu, senza preamboli, sei un’attrice. Non professionista, ok, ma un’attrice. E’ corretto?
Sì, credo di potermi definire soprattutto cosi.

Tempo fa un ragazzo, durante un corso di teatro chiese innocentemente ‘Quand’è che effettivamente puoi dire di essere un’attrice o un attore?’. Secondo te quando avviene questo passo?
Credo nel momento in cui non puoi letteralmente fare a meno dell palcoscenico, dell’interpretazione più che altro, quando ti senti respirare davvero solo nel momento in cui reciti. Certo poi a livello tecnico ci sono altri criteri di valutazione..

Ad esempio?
Dizione, fludità del movimento, espressione ee immedesimazione, credo.

Riconoscendo più che ovviamente il tuo ruolo, visti i tuoi spettacoli passati, puoi rispondere alla mia prossima domanda: perchè oggi siamo tutti attori e attrici, ma veramente pochi teatranti o veri e propri eroi cinematografici?
Sarà una risposta banale ma credo che sia perchè oggi è tutto molto più commercializzato. Si tende a fare ciò che piace al pubblico, sia un film o un ruolo particolare e raramente si sperimenta una propria idea.

Quindi è un problema legato all’accessibilità?
Lo spettacolo, specialmente il teatro, si basa e si è sempre basato sul rapporto tra pubblico e artista, se non c’è risposta da un pubblico è molto difficile che venga anche la spinta da un artista o che questa possa continuare a lungo; quindi in definitiva credo di sì.

Entrando nel merito, cosa ne pensi dello sviluppo teatrale “ad otto” del teatro italiano? Ovvero, perchè non facciamo altro che attaccarci al classicismo e non sperimentiamo?
Credo sia un fatto che riguarda sia una maggiore inaccessibilità del pubblico a qualcosa di sperimentale sia una questione culturale. Abbiamo tra le radici culturali più antiche del mondo, sopratutto in ambito teatrale, a partire dal teatro commedia latina che ha importato quello greco, passando poi per la commedia dell’arte fino a arrivare, che so, a un Rugantino. E’ quantomai difficile staccarsi dalle proprie radici e da un sistema che funziona (perchè il teatro classico è sempre e per forza teatro colto) e buttarsi in campo aperto. Quando mi approccio a un discorso che riguarda l’avanguardia, in qualsiasi campo artistico ho sempre risposte e pareri negativi, in quanto considerata da molti “una cazzata“, sentito più volte, o proprio non arte.

Capisco.. nel tuo ultimo spettacolo quindi si può parlare di avanguardia contemporanea?
No l’ultimo non lo definirei un qualcosa di avanguardistico, quanto più un qualcosa volto ad aprire gli occhi su determinate situazioni attuali.

Hai qualche modello che imiti o speri di emulare?giulia curti imma
Sono sicuramente rimasta colpita positivamente dal teatro di Antonio Rezza.

Ok, a parte le domande banali che ti sto facendo da mezz’ora, te ne faccio una seria: hai progetti teatrali per il futuro?
Mi piacerebbe mettere in scena il Caligola di Camus, sicuramente. Questo perlomeno è uno dei più concreti che ho in mente, per il resto occupandomi anche di scrittura.. Vorrei riuscire a portare in scena qualcosa scritto da me.

Cosa consigli a chi vuole fare teatro in Italia oggi?
Di farlo, semplicemente. Di buttarsi, di non avere paura, di sperimentare nuove vie al di là di tutte le difficoltà.

Perfetto. Ti ringrazio infinitamente per la pazienza!
Grazie a te per l’opportunità!

A cura di Alberto Lettieri.

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