Intervista a Marco Catani, quando musica e testo ti prendono alla gola.

Come introdurre un musicista in un ambito letterario? Molto semplice: leggere i suoi testi.
Marco Catani, cantante dei Carpacho!, si presta alle mie domande con simpatia e disinvoltura.
Lascio dunque che siano le sue, e non le mie parole, a introdurlo.625639_10151545944549365_820021963_n

Ciao Marco, innanzitutto grazie per la disponibilità. Generalmente, quando si parla di artisti immersi nel panorama musicale, si tende a non riuscire ad avere un dialogo con loro. Tu, a differenza di molti, sia da solo che con i Carpacho!, hai sempre lasciato molto spazio al dialogo con chi ascolta i tuoi e i vostri pezzi. Come mai?
Ciao a voi. Davvero sono in molti a non dialogare con gli ascoltatori? Ho cominciato a fare musica in un periodo in cui le comunicazioni virtuali esplodevano, si parlava tra “colleghi” e si parlava con i “fruitori” della musica. Davvero, non riuscirei ad immaginare di poter fare altrimenti.
C’è sicuramente un fascino nell’artista misterioso, impalpabile e quindi inarrivabile. È un fascino che non subisco.

Quello che tu non definisci “singolo” ma solo “una canzone”, ovvero “Zona di conforto” ha il chiaro stampo testuale dei tuoi migliori
pezzi con i Carpacho! Nonostante possa sembrare una domanda scontata, non lo è: come nascono i tuoi testi? I tuoi lavori?
Con una enorme difficoltà! La mia musica di riferimento non è quella italiana,
ma ho sempre desiderato scrivere liriche in italiano. Il casino è quello di far entrare la metrica italiana in una forma canzone che è di forte ispirazione anglosassone.
L’altro casino è poi quello di riuscire a dire qualcosa, non lasciare solo sensazioni. Quindi per rispondere alla tua domanda, nascono dalla necessità di poter esprimere anche le virgole di quello che provo in un determinato momento.
Sono quasi tutte canzoni che prendono dal mio vissuto e ci giocano un poco, fino a farlo diventare qualcosa di condivisibile e, molto spesso, fraintendibile (ma si dice in italiano “fraintendibile”?)

La virtù di un grande artista è proprio quella di riuscire a trasportare senza virtuosismi un concetto, un’emozione e non disperderlo. E questa è una costante che non manca assolutamente nei tuoi pezzi. Proprio per questo, hai mai pensato di scrivere qualcosa a livello narrativo?
(Ride) La parola artista mi è veramente scomoda. Si, ci ho pensato molte volte,  ed alcune volte l’ho anche fatto. Ho scritto dei racconti e una sceneggiatura per un cortometraggio. Ma credo sia meglio rimangano nel cassetto per ora.  Sono decisamente troppo timido.

Nel video di Zona di Conforto utilizzi parte delle riprese di un film del 1958 intitolato “Have I Told You Lately That I Love You?”, della collezione “Prelinger Archives”. Che rapporto hai con il cinema in generale? E perchè propriamente questa scelta?
Ora ti dimostro come sono bravo a vendermi male. Ho scelto quel cortometraggio perché era di pubblico dominio. Detto questo, non era ovviamente l’unico video libero da licenze. Aveva tre caratteristiche che mi piacevano, l’essere semi-amatoriale così come la canzone che ho deciso di poggiarci sopra (registrata a casa, in 3 giorni), raccontava di un distacco così come la canzone e, infine, il titolo riportava precisamente al senso della canzone: rischiare di perdere tutto per non essersi detti una sola parola in più, quella sola parola in più. Ma non ti ho risposto alla domanda, ora che ci penso.Marco Catani Imm
Rimedio, adoro il cinema a volte persino quello italiano.

Domanda abbastanza fastidiosa: cosa leggi ultimamente e cosa hai letto in passato di molto importante per la tua formazione come musicista e “scrittore per la musica”?
Più che fastidiosa la definirei perniciosa. Non ho mai legato la mia scrittura alle mie letture e, purtroppo, ammetto di essere un lettore molto discontinuo. Ultimamente mi interessa soprattutto la saggistica. Ho cercato di colmare le mie lacune su Barthes e poi ho letto un saggio piuttosto interessante “La bussola del piacere” di David J. Linden, ve lo consiglio.

C’è chi avrebbe potuto rispondere “solo romanzi Harmony” rovinare la sua carriera per sempre (o far scoppiare le vendite della collana) quindi va più che bene!
Ultima domanda, che è anche un invito: continuerai a proporre lavori da solo? (Vero?)
Con i Carpacho! abbiamo preso un periodo di pausa, non la pausa di riflessione, la pausa pausa. Ognuno di noi sta lavorando su altri progetti, ho deciso di provare a fare qualcosa che non abbia il punto esclamativo alla fine.

Ti ringrazio infinitamente sia per l’intervista che per i sorrisi che mi hai lasciato ad ogni risposta.
Grazie a te.

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