Intervista alla BEM Photography, due fotografi tra i fotografanti.

Quando sento il termine fotografia, avendo una deformazione professionale errata, penso alla fotografia cinematografica dei film indipendenti, con il loro susseguirsi di fegatelli sfocati e quasi privi di senso, ma meravigliosamente perfetti.
In realtà oggi insieme a me ci sono due ragazzi, due fratelli, con cui finalmente possiamo affrontare un dilemma non poco delicato che riguarda la nostra ge  nerazione nata negli anni zero: Emanuele e Benedetta Mariotti, della BEM photography.

Partiamo da questo presupposto: voi siete fotografi. Il vostro duo forma un lavoro artistico che è ineccepibilmente definibile di qualità. E sarete d’accordo con me nel dire che “Il Fotografo è uno dei mestieri più bistrattati del mondo.” La prima domanda quindi: qual è il limite valicabile che vi rende tali? Quand’è che passi dall’hobby alla qualità come la vostra?

Ciao Alberto! Noi vorremmo precisare che non ci definiamo fotografi professionisti. 1901161_757155817650148_1999197217_n
Di strada ne dobbiamo ancora fare tanta e ci sono moltissimi fotografi che si possono definire tali. Il nostro lavoro nasce
come passione, che vorremmo portare avanti nel tempo per diventare sempre
più bravi. Sfortunatamente lo studio non ci permette di dedicarci come vorremmo a questo nostro hobby. La ‘qualità’ si raggiunge con l’esperienza: imparare ad usare la macchina accettando consigli e critiche, facendone tesoro,
e dare un ampio spazio al lavoro di post-produzione, cercando di regalare all’immagine un tocco personale.

Passando per una domanda più difficile, come vi spiegate questa enorme affluenza di pseudo artisti-fotografi-hipster che brulicano
tra i vari social network specialistici come Flickr, DeviantArt o Instagram?

Questa è una bellissima domanda. Secondo noi tutto è partito dall’avvento di Facebook e dei social network in generale. Ci hanno dato la possibilità di postare le nostre foto e avere uno spazio personale visibile a tutti; con il passare del tempo postare foto è diventato una vera e propria gara di chi ha più “like”, per essere più seguiti e avere il proprio momento di popolarità virtuale. Sicuramente su questi siti abbiamo potuto vedere lavori di fotografi che reputiamo veramente bravi e che attraverso uno scatto sono riusciti a trasmetterci qualcosa. Adesso basta poco per diventare fotografi, è scoppiato il boom delle Reflex e quindi molti talenti sono offuscati da personalità emergenti e giovani, che sicuramente hanno più visibilità, che fanno a gara del numero dei followers che riescono ad ottenere. E’ anche vero che oggi per avere visibilità devi lavorare molto su questo fattore, essendo in tanti non basta essere bravi ma avere i giusti collegamenti e  il carisma.

Tra i vostri lavori c’è un intero album dedicato ad un viaggio in Africa. Com’è nato questo progetto?

L’album dedicato all’Africa è un resoconto del viaggio di Benedetta. 1511778_719632978070072_740632636_n
B: Ci tengo a sottolineare che non sono andata in Burkina per “fare foto ai bambini ormai diventati un cult” dei viaggi in Africa, come mi è stato criticato superficialmente, ma ho voluto raccontare il mio viaggio, le mie impressioni e i miei sentimenti, tramite le immagini di posti e persone che ho incontrato e vissuto in questa mia esperienza di volontariato.
Era da molto che volevo partire per l’Africa, conoscere e vivere una nuova cultura. Così, con l’associazione Song Taaba, ho avuto l’opportunità di partire e l’ho colta al volo. L’Africa ti cambia, ti stravolge dentro e fuori e ti fa ritornare carico di amore e stupore. Come in ogni viaggio che mio fratello ed io facciamo, cerchiamo di riportare a casa i pezzi di vita che ci hanno colpiti di più. Spero di esserci riuscita nel viaggio più importante.

Com’è diviso il lavoro fra voi due? Siete specializzati in qualcosa, all’interno del vostro tipo di fotografia?

E’ una cosa abbastanza complementare, non c’è la voglia di “scavalcarci” a vicenda su chi prende il merito, a volte uno ha l’idea e l’altro da una mano ad attuarla e viceversa. Siamo una bella squadra, non possiamo dire di essere inquadrati in un ramo preciso della fotografia, ci piace fotografare i luoghi, i volti e le persone cogliendone i dettagli e la naturalezza.

Cosa e chi riguardano i contest fotografici che pubblicate sulla vostra pagina Facebook?

Per ora sono sempre stati basati su elementi concreti. Abbiamo fatto questi contest per dare spazio ai nostri amici e a chi ci segue di mettersi in gioco.

C’è qualche fotografo a cui vi ispirate?

Non abbiamo un fotografo preciso perché altrimenti ne rimarremmo troppo influenzati.1425609_673288176037886_519042803_n
Ci piace avere una visione ampia su quelli che sono i fotografi che a noi piacciono. Per esempio seguiamo molte grandi personalità inglesi sia su Facebook, sia su Instagram, e ci piace cogliere alcuni loro aspetti. Avendo questa visione piuttosto globale stiamo cercando di rendere il nostro stile unico.

Ultima domanda: avete mai pensato di lavorare in un ramo fotografico che non vi è stato ancora presentato come vostro? Ad esempio, copertine per cd, libri o riviste di fotografia?

Siamo aperti a tutto, ci piace metterci in gioco e sperimentare nuove cose. Ovviamente arrivare a fare questo tipo di scatti come copertine di moda, o simili, sarebbe già un grande traguardo.

Grazie mille ragazzi.

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