Intervista a Domenico Surace, un poeta tra i fumisti.

Ah, la poesia.
C’è stato un momento della storia in cui la poesia è stata strappata dal trono che le spettava.
La musica ha preso il sopravvento, con i suoi ritmi concreti, di un livello diverso da quello poetico letterario, il suo accompagnamento estetico, le sue doti di vago ed indefinito tanto care ai poeti del novecento.
Ma la poesia non ha smesso di esistere.
Affrontiamo oggi un’idea, un punto di vista, una verità: quella di Domenico Michele Surace, poeta ed archeologo.

 

Allora Domenico, eccoci qui: questa è l’intervista più complicata, in quanto più seria.
In cosa consiste la tua estensione artistica verso la poesia?
Nello star nudo in contemplazione davanti a dei pensieri regolari metarmorfizzati in corpuscoli, nei quali appaiono improvvisamente alcuni esatti versi di Baudelaire interlineati da calligrammi di Apollinaire cromosomatizzati nel viso e nel corpo di Gala.

 

Puoi esprimermi dettagliatamente il tuo punto di vista del confronto/scontro tra ‘artista’ e ‘fumista’?

M(‘)USA-MI

La Musa è la potenza dello Scrittore, che traduce dall’atto che il Fumista crea.

Non si può -quantomeno non si deve-, dunque, immaginare di inoltrarsi in una ricerca meramente psicologica nei Suoi pensieri, gesti persino sogni al fine di svelarne una meccanica misteriosa; meglio si fa concependo l’opera analitica cui ci si appresta risultato di quella intuitiva più proficuamente che deduttiva, quasi misterica. Ma vuota e irrisolta via si percorre se dimentichi di fare della sua vita, nell’imago che, pensandola per spiarla si produce, appropriandocisi pur quei pochi istanti e similmente tramite il saporeImmagine di quello stato d’ebbrezza, come si fa di un’opera d’arte: perché anch’essa è unica e non tutta, è eterna ancor più che immortale, è la definizione risolutiva di cui è insieme l’idea stessa. Forma già materia. E sarebbe svilente, già evidenziandone accettata una distinzione nei compiti dell’artista e del fumista -l’uno curatore in una fase evolutiva dell’altra maieutica ma demiurgica del secondo-, non riconoscere e sottolineare l’indipendenza del creato dal seppur creatore, già intanto perché garantita dalla necessità epistemologica del legame indissolubile rivelato dall’etimologia -vicendevole-.

Nella tua prima raccolta, आत्म‍ (Atman) c’è forse la rappresentazione della tua poetica. So perfettamente che non si deve chiedere mai ad un poeta delle ombre e delle strutture all’interno dei versi, ma lo faccio lo stesso. Spiegati liberamente.

 


CHIAVE DI VOLTA

La chiave di volta
che pone in essere una buona poesia
-rivolta nell’ultimo verso-
è l’inversione d’ordine
dell’ultime due parole
ribelli

(così)

BIP

Per i miei versi chiedo
La forza pulsiva chiesta

una domanda garantisce
l’esplosivitÀ
all’attivarsi il pensiero
nella pretendenza a rispondere:
un obbligo
solvibile eppur istintivo
implicante una potenza
impressionante,
pari ad una responsabilità

Alla mia Poesia chiedo
Uno scatto alla risposta

Oltre alla poesia c’è l’archeologia: perchè?

Il tormento con cui concepisco la Poesia
è pari al risultato teorico che in teoria
risulterebbe nel rintracciar teorema dei morti
in battaglia tra Ittiti ed Egiziani a moltiplicare.

 

Hai idea di quanti fattori
coltivino il verso
di una soltanto
delle mie direzioni?!

In questo puntuale tormento, allora sì. Così se ne è messi in condizione: di contemplare, come un quadro, fino a tentarne le interpretazioni, come di quel che v’è raffigurato, Immagineper una lettura archeologicamente filosofica della stratigrafia delle vernici di colori, la mia vita ovvero la mia Poesia.

 

Hai mai pensato di proseguire questo tragitto anche a livello narrativo?
Lirica quand’anche prosata, ritengo la Poesia l’unica vera e totalizzante forma espressiva non ridondante. Allo stesso modo -insisto- ritengo il verso, inteso come strumento (musicale?), intrinsecamente il perfetto parametro di direzione (perché verso è anche questo: un dirigersi) dei sentimenti.

 

Cosa pensi dell’editoria italiana in questo buio periodo in Italia? E soprattutto, dell’avvento dell’e-book?

Catturato dai reticolati dei chip
Di compositi automatici sguardi
E similmente dai virtuosismi in pixel
Di un volto virtualmente presente
Nella mia memoria più e meno locale
Compiaccio di cibernetica beltà robotica
Per matematici meccanici risvolti,
Clicco, sorrido e salvo con nome.

 

A contrastare, progredire o modificare la poesia, c’è stata la musica.
Voglio sapere come ti approcci a questa neo-poesia degli ultimi 70 anni.

All’insalata preferisco Beethoven e Sinatra.
All’uva passa Vivaldi ché mi dà più calorie.
A Beethoven, Sinatra e Vivaldi E. E. Cummings.

 

Ed ecco l’ultima domanda, forse la più difficile: hai progetti in cantiere, o intendi pubblicare qualcos’altro?

“…se qualcuno dovesse credere che io, poiché ora mi fermo, mi fermo realmente, allora egli mostra di non avere il concetto speculativo. Infatti io ora mi fermo; ma io ho fermato il cammino che avevo cominciato

aeterno modo

 

Oltre a आत्म‍ (Atman) (http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=856654#.UEIo8EEIxvo.facebook / http://www.lafeltrinelli.it/products/9788891024589/Atman/Surace_Domenico_M.html) ed a fianco alle pubblicazioni di carattere scientifico -tra le altre, La favola tra immagini e metodologia didattica – Atti (2012, http://www.kaleidoneditrice.it/libro.php?id_libro=150), Le monete erodiane. Una forma di propaganda in Palestina (in corso di stampa), Le anfore Haltern 70 (in preparazione)-, con altre raccolte di Poesia, è di fatto compiuto un percorso amoroso nella profumata e definitiva forma lirica di Commentarius Perpetuus n° 5 ed è in corso uno studio poetico sulla capacità palindroma della Grazia, Hannah.

 

Grazie, DMS
Grazie a te.

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