Pseudo-tentativi di investire nella cultura.

Riflessione.

17 Maggio.
Frosinone.
Liceo Classico N. Turriziani.
L’associazione “Ex-alunni” della scuola superiore presenta, nella ricorrenza dell’anniversario della moDante, schifato.rte del fondatore Norberto Turriziani, il “Certamen Dantesco“: 4 squadre, composte da tre alunni ciascuna, si confrontano su domande specifiche e recitazioni a memoria della “Divina Commedia”, contendendosi il premio di 900,00 € per le prime due squadre classificate.
28 domande, 7 a squadra, scelta casuale.
Questa la premessa, molto promettente, audace e coraggiosa.
Quanto mi sbagliavo.

Lo stesso liceo, noto a molti più per demeriti di meritocrazia passiva ed ipocrita che per altro, organizza un evento per tributare il più grande autore italiano Dante Alighieri, con un contest definito unico (di certamen danteschi ce ne sono centinaia in tutta Italia, all’anno) e con una partecipazione d’élite (esatto, tra figli di mafiosi, truffatori, strozzini e politici corrotti) di volti noti della vita mondano-politica italiana, con alunni pronti a tutto per guadagnare quei 300,00 € a testa offerti da ex-alunni generosi ed innamorati delle opere dantesche studiate per tutta la vita.

Da che mondo è mondo, il termine meritocrazia è affidare un premio secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbistica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia), annesso all’idea di giustezza nel giudizio di fronte all’impegno dedito al servizio della qualità.
ImmagineIl test, organizzato in modo poco equo, non seguo questo criterio. La bravura ineccepibile dei tre ragazzi vincitori non viene seguita da un esempio di giustezza: la seconda classificata risponde in maniera semplicistica a 5 domande su 7 con delle recitazioni di terzine, mentre la terza è costretta, a caso, a rispondere ad altrettante domande con una esplicazione di un argomento.
La recitazione a memoria, di norma (non contando il fatto che era priva di alcun sentimento), è impossibile da valutare con un voto al di sotto della sufficienza; al contrario, la capacità di sintesi dialettale di un armomento è vittima, appunto, di un giudizio soggettivo.

A prescindere dall’esito del Certamen, in qualsiasi caso, siamo di fronte allo stesso incubo, come da molti anni a questa parte: il tradizionalismo come unico metodo d’istruzione.
Recitare a memoria vince ancora una volta contro l’espressione libera di un'”ars imbastendi” (passatemi il neologismo) notevole ed esauriente.
La tristezza dell’istruzione italiana non è solo nella mancanza di investimenti, ma è anche nella mentalià conservatrice che continua ad insinuarsi ed a fare radici nelle metodologie applicate dei docenti.
La passione per una materia, o un argomento, è trasmessa dall’emozione e dall’empatia che una digressione può consegnare all’ascoltatore, non dal ripetere a memoria. (Che poi, vorrei parlare con un ragazzo a caso dei partecipanti e chiedergli tra un mese di recitarmi a memoria una terzina dell’Inferno)Immagine

Uscendo dal contesto, mi rivolgo ai professori capaci di uccidere l’amore per, in questo caso, la letteratura, dando spazio all’importanza di memoria e cognome: se non l’avete fatto (o avendolo fatto, rifatelo), consiglio a cuore a perto la visione di L’attimo fuggente (Dead Poets Society), un film del 1989, diretto da Peter Weir.

Concludo con l’intervento di un padre di uno degli alunni in gara, che girandosi verso di me mi disse con tutta chiarezza:
“‘sta scola funziona così, come fai de cognome? Ah, bene, 6,5. E te? Ah! Allora per te è 9,5”

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