The Fault in Our Stars (Colpa delle stelle), John Green – Recensione

Mi mancava parlare di qualcosa di veramente interessante.
Oggi parliamo di un evento, una vera e propria complessità artistica, che in un modo o nell’altro, prima o poi, toccherà tutti noi.
L’elemento è “The fault in our stars”, romanzo di John Green e conseguentemente trasposizione cinematografica di Josh Boone.

Citando liberamente lo stesso autore, di libri sul cancro ce ne sono una miriade, sempre costellati dalla stessa trama “toccante” ma vulnerabile: qualcunoacaso malato di cancro, vittima compatita, TFIOSbookeroe/eroina invincibile emozionalmente, fondazione di qualcosasenzanomeassociazione a favore della ricerca sul cancro, finale agrodolce, fotografia romanzata e un addio epico.
Beh, John Green non fa questo.
A differenza di tutti i libri sul cancro, questo libro non parla di cancro. Che significa?
Tecnicamente, il lavoro di John Green è concentrato sulla pretesa della normalità legittima di ogni essere umano di non essere compatito e trattato come diverso, soprattutto in questi casi.
Hazel Grace e Augustus Waters sono due adolescenti con la particolarità letteraria di vivere con la testa di John Green, con i suoi conflitti e le sue paure. Di conseguenza non vi verrà mai in mente un pensiero simile al “oddio poverina” o anche “dev’essere difficile”. La loro lotta è impari: loro hanno già vinto il cancro, comunque vada a finire.
Green affronta temi assai particolari, tempi che generalmente noi evitiamo perchè ne soffriamo. Ad esempio?
Augustus ha paura dell’oblio, della fine. Hazel consiglia l’unica soluzione: non pensarci, “Dio solo sa se non è quello che facciamo tutti”.
Il libro si estende in un firmamento grigio-nero e lo schiarisce quel tanto che basta per renderlo reale. Nessuna fiaba, nessun eroe: solo esseri umani.

Per quanto riguarda la trasposizione cinematografica avrei qualcosina da dire: la scelta degli attori è stata semi-azzeccata, per quanto Augustus Waters non sia esattamente ciò che mi aspettavo: i miei complimenti vanno tutti a Shailene Woodley, capace di trasformare se stessa e la sua rappresentazione di Hazel Grace in una semplice estensione del personaggio letterario. fault-posterNon un errore, non un’assenza di impegno o di qualsiasi stereotipo rappresentativo.
Come al solito i miei insulti vanno a Josh Boone che, indubbiamente, ha fatto un bel lavoro rappresentativo, ma un pessimo lavoro narrativo: il cancro non deve essere al centro di questo film, perchè il libro non lo fa. Probabilmente la storia di una coppia malata di cancro fa guadagnare di più, ma uccide il lavoro dell’artista: inoltre, la rappresentazione di Peter Van Houten è, francamente, fuori luogo: nonostante io adori estremamente Willem Dafoe ed il suo trasformismo quasi pagano in confronto alle classiche dottrine cinematografiche, Peter Van Houten non è così. Non fraintendetemi, non si tratta di una versione del lettore e quindi inappetenza nei confronti dell’idea del regista. Non è affatto così, punto.
Stesso discorso per quanto riguarda la madre di Hazel, interpretata da Laura Dern, che io ricordavo solamente per aver fatto un’altra mamma in Jurassic Park e per essere una delle attrici preferiti di Lynch. (JURASSIC PARK, CAPITO?! MORTACCI TUA SPIELBERG)
Infine, ma che te sei dimenticato de Isaac? Che ti ha fatto la storia di quel genio assoluto di ragazzo?

Complessivamente sono impaurito non da tutto questo, ma da un’altra cosa:
l’orda di fan che si lancerà nella visione del film, molto probabilmente afferrerà per il collo la storia e la trascinerà per il mondo come un trofeo dicendo “OHMMIODDIOANCHEIOVOGLIOUNCANCROCIAO”.
In più, essendo noi figli del citazionismo, spolperemo quel libro tralasciando i contenuti e mangiandoci solo le citazioni.
E non è quello che John Green voleva intendere.

The Fault In Our Stars, John Green: 10.
The Fault In Our Stars, Josh Boone: 6.
The Fault In Our Stars, bimbeminkia incallite: 0,1

Ringrazio comunque John Green per avermi fatto piangere. Ci voleva.
Okay?
Okay.

   
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