Lettera ad un melo. Parte 1.

Quello che sta per partire è un monologo interiore sullo stile di Radiofreccia che inizia con una frase ad effetto molto riflessiva della serie “C’è un buco grosso dentro..”.
Un po’ tipo i blog di quando avevi 15 anni in cui scrivevi che il mondo faceva schifo perchè tua madre non ti faceva uscire. Certo che, a modo nostro, eravamo dei romantici eh.
Ora quello in cui spero è che tutto quello che siamo stati per gli anni appena trascorsi sparisca. Sì, sparisca nel vero senso della parola. Perchè non conta più nulla.
Si può dire che inizia tutto in una fresca serata estiva in una piazza illuminata da un satellite non poco distante da Termin.. cioè, dalla terra. Un abbraccio che fonde due anime e il 105 che inchioda dietro due respiri caldi. E sì dai, giusto un po’ di lacrime, condiscono bene.
A volte mi chiedo se ogni tanto ci pensi a Via Nazionale, al gelataio che mette i Depeche Mode, a piazza della Repubblica con quella luna troppo grande per noi, alle dediche ascoltando quel poeta pazzo con i dread lunghi e neri ed il pizzetto lungo quanto il nostro amore.
A volte mi chiedo se ti ricordi le nostre canzoni del giorno e le colazioni leggere e le cene fatte di odori.
A volte mi chiedo se ti ricordi che quando ci baciavamo, ballavamo.

Ciondolavamo lenti senza sosta e senza senso, ma il senso non serve, e nemmeno la forma.
Non serve una forma per queste cose, non servono legàmi o carnefici e vittime in costante contrasto tra loro.
L’elettricità delle tue frenate e la macchina che ti si spegne perchè ti dimentichi che bisogna ripartire in prima. Che certe volte pensi “ma come hai fatto a prendere la patente?”
La mano che scivola ad ogni incrocio sulla mia gamba sinistra ed io che ti indico quale pezzo della canzone è il mio preferito. Perchè era tutto lì all’inizio. Il voler scoprire il mondo immenso di entrambi.
Non ci sbalordiamo più perchè silenziosamente qualcosa ha cambiato la nostra vita, nè come amanti nè come “vicini”.
Ci svuotiamo delle nostre emozioni per del poco lusso carnale, del vizio che ci portiamo dietro da anni. Ma quando chiudiamo gli occhi ci cerchiamo in silenzio, perchè questo è quello che è cambiato nelle nostre vite: abbiamo piazzato un altro cuore, uno più scuro, invincibile, che ha il solo difetto di odiare la luce del sole.
Solo che dopo che abbiamo fatto l’amore nella doccia, il sole caldo è tanto piacevole, e ce ne rendiamo conto sempre, solo che non riusciamo ad ammetterlo.

subsonica 5C’è stato un tempo in cui un uomo, dentro di noi, al solo sentore della nostra presenza ci cacciava nella maniera più diretta:
io tornavo e “ma che voi”;
tu tornavi e “ancora? vattene!”;
poi ci siamo abbracciati violentemente, quella sera.
È sempre meglio mettere le cose in chiaro con il percorso delle anime che ci attraversano dentro, donne o uomini che siano: io ti amo.

Potremo vivere una vita facendoci passare sotto il cuore falso milioni di uomini e donne.
Ma l’appartenenza è una virtù che solo noi esseri umani possiamo concederci.
“..e so che l’amore non è che un grido nel vuoto, e che l’oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l’unica terra che avremo mai”.
Ma sono innamorato di te, e questo è un problema che non voglio risolvere.

Perchè non è un problema, se nella mia vita ci sarai sempre.

“Quei cazzo de occhi”
L’ultima mia speranza è che se è vero che tutto rinasce, vivo nella speranza che cambiando la forma, saremo felici, distanti o vicini a tal punto da farci male con quei morsi e quelle notti meravigliose.
Ora “mettice ‘na pezza”.
Ti amo.

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