Perchè la vita di Schumacher è più importante della mia. Tributo a Michael. Un anno dopo.

Perché il 6 Gennaio del 1997 mio padre mi regalò una Benetton in miniatura con scritto sul casco Schumacher che io chiamavo “Scumachero”.

Perché discussi con mia nonna in un lontano 1999 del fatto che uno non poteva chiamarsi “Michel” ma “Schumacher” e facevo il paragone con Katayama.
Perché io e mio padre non siamo mai stati legati tanto se non grazie a lui.
Perché quando Villeneuve lo attaccò all’interno dissi la mia prima parolaccia. “Ma che cazzo fa”.
Perché quando Coulthard gli impedì di vincere Spa facendogli partire l’anteriore sinistra durante un doppiaggio, sperai che Michael, poco dopo, gli spaccasse la faccia nei box McLaren. E ci mancò poco.
Perchè ora siete grandi amici.
Perché Hakkinen era un avversario leale. E Schumacher lo sapeva.
Perché mentre Mika Hakkinen piangeva ad Imola, Michael batteva il record di Senna battendolo nel tracciato dove è morto. Ciao Ayrton.
Perché Irvine, eroe assoluto, si prese libertà non necessarie subito dopo l’infortuno di Michael, sostituito da Mika Salo. E quando Schumi tornò, Irvine scappò con la coda tra le gambe alla Jaguar, dove fallì miseramente.
Perché Schumacher è un competitivo.
Perchè lavoravi alla tua monoposto da solo, a differenza di tutti gli altri.
Perchè sei brutto, ma ti si ama perchè sei mostruosamente forte.
Perché nonostante tu sia un competitivo, all’A1 Ring spostò Rubens Barrichello sul podio, dopo che quest’ultimo lo aveva fatto passare all’ultima curva per un ordine di scuderia.
Perché Schumacher è forte a giocare a pallone.
Perché quando la FIA tentò in tutti i modi di contrastare la Ferrari e il suo incontrastato primato, lui vinse ancora un mondiale, prima della zozzata finale delle qualifiche a turni.
Perché v’ha alzato 7 volte il mondiale ‘n faccia.
Perchè ve l’ha alzato 5 volte di seguito ‘n faccia.
Perché nessuno è mai stato come lui.
Perché quando a Budapest Alonso lo sorpassò, capii che era alla fine. E odiai Fernando come non mai.
Perché se ora adoro Alonso è solo perché non c’è Schumacher.
Perché Vettel è il figlio che non ha mai avuto e che sta vincendo almeno quanto lui.
Perché mio padre non mi ha chiamato a Capodanno, ma l’ha fatto per dirmi dell’incidente.
Perché ho una bacheca, a casa, solo ed esclusivamente dei tuoi modellini.
Perché il mio primo gioco per PS1 di Formula 1 aveva Schumi alla Benetton e Berger ed Alesi alla Ferrari. Ed io sceglievo puntualmente Michael.
Perché l’incidente di Silverstone mi ha quasi ucciso.
Perché quando Burti ti prese il posteriore della tua Ferrari con dei problemi tecnici, vidi la sua Prost volare ad Hockenheim, capovolgendosi più e più volte. Ma io ero preoccupato della ripresa della tua gara. Del famoso “muletto”.
Perché quando a Magny-Cours toccasti quella linea di rientro dai box prendendo uno Stop ‘n’ go, io bestemmiai la prima volta.
Perché il sorpasso tra te, Mika Hakkinen e Zonta è stato il più bello mai visto.
Perché eri sempre l’avversario da battere.
Perché l’epopea Mercedes non la conto nemmeno. Tu nasci e cresci in Ferrari. E ti ritiri dalla Ferrari.
Perchè comunque, con quel casco rosso con cui ti sei presentato a Montecarlo nel 2001, sei bello anche su una Mercedes.
Perché Jean Todt era un padre per tutti, e tu eri la creazione di tutti noi.
Perché “arrivare ad essere come te” è un lusso.
Perché mi hai fatto vincere la prima scommessa della mia vita.
Perché era il mio sogno correre come te.
Perché quando Barrichello ti si attaccò al culo ad Indianapolis, tu sbroccasti non solo per l’arrivo fianco a fianco, ma per il fatto che avresti dovuto vincere e basta.
Perchè tuo fratello può solo che rosicare.
Perchè non hai mai imparato a parlare italiano, se non per dire “Ciao mamma”.
Perchè Montoya era un figo, ma mai nella vita riuscirà a batterti. E mai l’ha fatto.
Perché per nessun italiano ha mai amato la Ferrari come te.
Perché io ho smesso di seguire al tuo ritiro.
Perché Damon Hill te fa ‘na pippa.
E ho ripreso quando sei tornato.
Perché la vittoria era una sciocchezza, per te.
Perché a Montecarlo tu pulisci i guard-rail, passandogli a 0,02 millimetri dal contatto.
Perché se te ne vai tu, a che serve?

Ora ho saputo che stai in ripresa. Come quando sorpassasti Panis a Melbourne dopo essere partito ultimo e arrivato primo. Altro che RedBull.

Questo è per te, Michael.
Questo è per chi ti ama.

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