Il miglior spettacolo della mia vita – “Il più bel secolo della mia vita”

“E ‘nsomma ‘ndo so’ nato?”
“Mh.. qui dice ospedale in Cingoli, provincia di Macerata..”
“..so’ burino?”
“A quanto sembra.. poi però dice che è stato trasferito a Lariano”
“Eh.. stavo giusto a pensa’ ad un posto più burino de Cingoli in provincia de Macerata.. ma dimme ‘npo’.. nunne’ che perilpiùbelsecolodellamiavita-1 caso su quer coso ce sta’ scritto se mi’ madre era daa’ Lazio?”

N.N.
Ovvero figli non riconosciuti.
400.000 anime che non sanno di chi sono figli, di che malattie s’ammaleranno o da dove provengono.
Giovanni (Francesco Montanari) esordisce in sala, a luci accese, distribuendo i volantini della FAEGN (Figli Adottivi e Genitori Naturali) ed invitando il signor Gustavo (Giorgio Colangeli), futuro centenario, a parlare della sua esperienza: lui, tra sei mesi, saprà chi sono i suoi genitori.
Perchè in Italia esiste questa legge che vieta ai figli non riconosciuti la possibilità di conoscere l’identità della madre non prima di un secolo di vita. Sembra una di quelle torture psicologiche pari alla costrizione cinese alla veglia. E vi giuro che di sonno si può morire.
Sta di fatto che Alessandro Bardani e Luigi di Capua (autore e interprete dei The Pills) trasportano un argomento delicato a teatro, e lo fanno meravigliosamente, unendo la particolarità e l’originalità della gag thepillsiana (sì, è un neologismo, faccio come me pare!) che è diretta, dissacrante e senza alcun velata critica a nulla, con la contemporaneità di internet, dello humor nero, della nuova comicità.
foto-locandina-_19801-660x330A dire il vero questo esperimento, come molti lo hanno già definito, ha ben poco di sperimentale: è la conferma che di talenti teatrali ce ne sono, e che le varie caste artistiche dovrebbero cominciare ad avere paura, se attori come Colangeli e Montanari vedono in un Di Capua il giusto slancio artistico necessario.
Detto questo, senza spoilerare altro, vi invito a continuare ad assistere allo spettacolo che sarà in scena fino al 29 Marzo (e per i povero universitari come me costa pure de meno, tiè!).
Ne vale veramente la pena.

Per informazioni: Il più bel secolo della mia vita

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