Vincere perdendo: pallavolo ad orologeria.

Mi sto guardando le scarpe da pallavolo e mi sto chiedendo: che cazzo è appena successo?

In quasi 12 anni di pallavolo mi sono capitate davvero tante, tantissime cose: ho vinto dove non pensavo di vincere, ho perso dove non pensavo di perdere, ho conosciuto centinaia di persone che hanno gettato lo stesso sangue che mi porto dentro ogni volta che entro in palestra, lì, su quel pavimento, segnato ai tre metri. Alla fine di quel rettangolo ho incontrato infortuni, sfide, incomprensioni, complotti, favoritismi, prese di posizione, e tante tante altre cose che in un mondo dove il conflitto è all’ordine del giorno, sono il primo piatto di un menu fisso. Ho abbattuto muri incontrastabili, ho avuto allenatori formidabili (Lorella Rocca, Erica Proietti, Luca De Gregorio ed Eros Mattioli sono stati i più a farne le spese, perchè avermi in squadra dev’essere una rottura di quelle epocali..) e risolto problemi con altri allenatori che non ho capito, o che non hanno fatto lo stesso con me. Ho lasciato almeno 30 dei miei 100 Kg sui campi da gioco, ho combattuto guerre con me stesso che non ho mai vinto, ma mi hanno reso più forte, mentre altre mi hanno spezzato in due.tumblr_n3eyulol6Z1sqq0yxo1_500

Ma mai, mai nella mia vita mi era successo di “vincere perdendo”, uno scontro diretto con una persona così arrogante e vittima delle sue convinzioni, capace per ben due volte di mettermi alla porta di una squadra che mi ha preso come un figlio abbandonato e ha ricreato dentro di me la speranza di trovare un gruppo che andasse oltre l’appartenenza ad una società. Una persona mediocre, succube delle statistiche (“Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media” cit. Charles Bukowski) e delle convinzioni che si porta dietro da anni e anni di stagioni anonime e prive di significato con altrettante squadre impoverite dalla sua ottusità.

Ogni volta che si finisce un anno si tirano le somme, e io lo sto facendo a tre giornate dalla fine: una contrattura alla spalla, una sciatica infiammata, pitiriasi rosea di Gibert dovuta a stress, un campionato anonimo (5° se non 6° posto su 10), 4 partite giocate da titolare, nessuna crescita fisica, nessuna crescita psicologica, sconfitte brucianti 3-0 che ci siamo dovuti caricare sulle spalle colpevolizzati dai suoi “È colpa vostra che non vi state allenando bene” o “Qui non siamo al dopolavoro ferroviario”, preparazioni atletiche a metà anno che non hanno nè capo nè coda se non quello di farci fare male, spiegazioni machiavelliche di esercizi incomprensibili e frustranti, e trasferte allucinanti per farci prendere per il culo da chiunque, in questo campionato.

Quello che voglio dirti ora, caro mister, è grazie: grazie di avermi fatto capire che peggio di così non può andare.
Ti sei meritato ogni singolo ‘vaffanculo‘ che avevo risparmiato dal vivo a decine di altre persone, da giocatori ad allenatori, da genitori ad amici, da fidanzate a superiori.

Rimani tu, con le tue convinzioni. Il resto lo fa la tua statistica. I tuoi scout.

«Il guaio della matematica è che tu credi di sapere dove vuoi arrivare: però non solo alla fine non sai dove sei arrivato, ma non sei più nemmeno sicuro da dove eri partito.» dotmaudot

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