Sul romanticismo (e sul karma)

“Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave.”

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È proprio vero quello che diceva Nick Cave sugli innamorati: “L’amore è per gli sciocchi e tutti gli sciocchi sono innamorati.”

Sul karma.

“Vita Ipotetica di un digrignatore professionista”
Il giorno in cui capii di essere un digrignatore professionista
Lefkada, Grecia, Agosto 1973

 “Ci sono troppi sassi”
“C’è troppo vento”
“Gli ombrelloni non si piazzano”
“Tempo che si raffreddano i motori e ce ne andiamo”
“L’acqua è troppo sporca”

Credo di essere una persona poco paziente.
Quando sono partito per questa vacanza abbastanza improvvisata, ho pensato bene di caricarmi di calmanti e psicologia minima di reazione.
Ho preso l’amore e l’ho nascosto dove deve stare: lì su, sulla mensola, insieme ai bicchieri. È lì che deve stare.
Poi però gli inferni altrui sono subentrati per stressare la mia, di vita. Come se non ce ne fosse bisogno.
Ma chi voglio prendere in giro? Sono in un paese straniero, non pago l’affitto, spendo quanto e quando voglio, mangio quanto e quando voglio. Sto alla larga dall’esagerazione, ma mi manca anche quella.
Poi però, dopo avermi lasciato un post-it, l’ulcera è tornata a prendermi i peli dalle braccia e strapparli uno ad uno.

Dopo esserci seduti ed aver ascoltato lamentele di ogni tipo, ho deciso di portare con me la mia orticaria senza freni per dedicarle un po’ di tempo. Le ho offerto un caffè e io mi sono preso un the al limone. La mia orticaria si chiama George.
George ieri sera ha esagerato. Ha sovraccaricato i suoi sistemi e ha risposto male a mia sorella senza un vero apparente motivo. Poi si è alzato e ha camminato sul lungomare, non rivolgendo parola a nessuno.
È poi tornato a casa piangendo, da solo.

Quando stamattina mi sono asciugato le lacrime, George mi ha proposto una tregua: una giornata per noi due all’insegna della misantropia. E ho accettato.

“Un espresso e un tè al limone grazie”
Mi sono appoggiato al bancone e la cameriera probabilmente slava che ho denominato Katiuscia mi porta il giornale. Ha appena ucciso un’ape e la guarda soddisfatta agonizzare. Il pungiglione è fuori, la sua anima anche.
Il caffè sembra buono e George è contento. Il tè fa schifo, ma 50 è una percentuale notevole.
Poi mi siedo ai tavolini del bar direttamente di fronte alla spiaggia dove le famiglie che fanno parte della mia vacanza-gruppo hanno piantato gli ombrelloni. Infilo gli occhiali da sole falsi come le settemila lire di carta e li osservo: sono seduti sui sassi, curvi e nervosi. L’acqua è cristallina, un colore che nel nostro paese non troveremo mai.
“Ma l’acqua è troppo sporca”
Penso a Giovenale e a quanto riesca la gente a stereotipare la sua essenza.
Appoggio la schiena alla sedia e mi gusto lo schifoso the al limone propinatomi dalla barista. “Che schifo” penso. Ma lo bevo con soddisfazione.
Io odio il dispotismo. Odio quando la libertà altrui assedia la mia. Odio quando cerchi di obbligare qualcuno a vederla come te.
Ma probabilmente hanno ragione loro. Questo paese fa schifo, costa troppo, il mare è troppo colorato, fa troppo caldo, il cibo fa piangere, sono organizzati male, non parlano una parola d’inglese. E io me lo sto godendo troppo, nonostante i miei inferni personali.
Una ragazza mi chiede se si può sedere, io le faccio cenno di sì. Non la guardo nemmeno un po’, nonostante sia palese la sua intenzione.
George dovrebbe calmarsi qui al mare, ma non vuole farlo. È iniettato d’odio.
Rivolgo un ultimo sguardo verso la spiaggia, e sono ancora lì, nelle loro posizioni da borbottio lamentoso.
La copertura in legno del bar non fa passare un filo di sole, ed il leggero venticello attraversa la mia maglietta nera.
“Ma sì” dico in italiano, rivolgendomi alla ragazza “probabilmente sono io a sbagliare. Mi alzo e vado lì a lamentarmi con loro, che ne dici?”
Lei continua a guardarmi confusa.
Ho perso, alla fine. George si rassegna e appoggia il tè con la mia mano.

Poi inizia a diluviare.
Il karma si riprende sempre ciò che è suo.

 

 

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