Quando decidi di lasciar perdere – L’ultima di Colorante Rosso Sangue e Pam

Ho deciso di lasciar perdere.
Che vuol dire?
Vuol dire che i tentativi di provare a costruire una piccola carriera letteraria da questo punto di vista non può funzionare, e credo sia un passo avanti notevole per chi aveva intenzione di continuare per tutta la sua vita, ma non è così.

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Nel dettaglio: pubblicare per me è stato un vero e proprio sogno, un raggiungimento di un obiettivo. La Nativi Digitali edizioni si è mossa elegantemente nei meandri dell’editoria digitale proponendo per la prima volta un set di autori e libri completamente in digitale ed esclusivamente esordienti. Io ero fra loro.
Ho partecipato assiduamente alle loro organizzazioni, ai loro eventi, spingendo il più possibile la presenza di Pam all’interno delle fiere e delle presentazioni collettive.
Purtroppo non si tratta del paese giusto e nemmeno del momento storico adatto, mi ripetevo, ed centellinavo le vendite del libro cercando di raggiungere un numero adatto per potermi rinfrancare. Non è accaduto.
Poi sono arrivati i due racconti brevi, sempre con la Nativi Digitali Edizioni (See You SoonMusica in… Lettere!) e con Francesco Giubilei della Historica Edizioni (Mezzanotte a Viale Regina MargheritaI Racconti di Cultora) – modello di editore che vorrei emulare prima o poi, di un carisma e di una qualità invidiabili – piccole gioie di un valore non quantificabile.
Poi è arrivata la finale di Sanremo, ma anche lì, oltre la contentezza e un minimo di notorietà in più, tornai a casa con il saldo in rosso.

Poi la prova del nove: Colorante Rosso Sangue. Un libro costruito con un modello narrativo complesso ma frutto solo ed esclusivamente della mia inventiva. Non un gran che probabilmente, ma un tentativo che reputo valido. La  si offre di pubblicarmi e di venire incontro alla mia disponibilità economica, senza farmi pagare la pubblicazione.
Piccola clausola: per poter avere il libro fisicamente in mano o nelle librerie, dovrei spendere un quantitativo minimo per concedermi il lusso di poterlo vendere in libreria.
Pazienza, mi adatterò.

Trovo un lavoretto, mi metto sotto, ricavo qualcosina: presentazione a Sora, un gran successo.
Poi Milano, e ci risiamo: poche vendite e saldo in rosso, ancora più acceso di prima.

Non si tratta di un’autocommiserazione ma di un tentativo di prendere coscienza del fatto che non fa per me. Credo di essere più bravo a far lavorare i prodotti altrui, non i miei.
Ho aperto un’agenzia editoriale che si occupa di social marketing che grazie al primo contratto con La Perugina, ha avuto il suo primo cliente. E grazie a qualche divinità, funziona, va alla grande.

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Quindi vi dirò un’ultima cosa: organizzerò un’ultima presentazione prima di concludere qui il mio viaggio. Sarà all’aperto, in nessuna libreria, e vi parlerò dei libri e di come non dovete seguire il mio esempio.
Comunicherò la data appena potrò e magari appena le giornate a Roma saranno migliori.
Per il resto, è stato un viaggio veramente meraviglioso, e vi ringrazio tutti.

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