Come una corda che tiene l’orizzonte – Racconto brevissimo

– E poi? –
– E poi cosa? –
– E poi cos’è successo? –
Le spostò i capelli dalla fronte, gentilmente, con naturalezza.
– E poi mi baciò, e durante uno di quei stupidi tornei misti nella scuola di beach in cui ci siamo conosciuti, facemmo l’amore vicino ai campi.. –
– Mamma! –
– Cosa c’è? –
L’imbarazzo era evidente, ma la spontaneità vinse ogni battaglia in una guerra di emozioni.
– ..niente. Solo che mi fa strano pensare a voi.. insomma, così! –
Si sistemò la frangia, quella maledetta frangia che negli anni aveva cambiato forma mille e mille volte.
– ..potrei raccontarti tante altre cose meno osè, ma penso che tu sia troppo piccola per capire.. –
– Ho 16 anni, non sono più così piccola come pensi eh! –
La ragazza corrugò la fronte simulando un capriccio da bambina, incrociò le braccia in segno di finta rabbia e mostrò la guancia attendendo un bacio.
– ..in fin dei conti potrei, sì. Ma non ne fare una sola parola con papà. Promesso? –
– Parola di scout! – rispose lei.
– Se ti sentisse lui borbotterebbe che gli scout non gli sono mai piaciuti.. comunque non pensare a noi come una coppia nascosta dai venti forti del cuore. Ho delle immagini in testa che potrebbero farti scrivere libri e libri sul romanticismo militante e titanico degli uomini come tuo padre. Non sai le luci del Tuscolo con i Mumford & Sons al ritorno in macchina quanto ancora sappiano emozionarci. Quante volte ho disprezzato la sua musica.. non ci capisce davvero niente di quello che potrebbe piacere a me. Ma sai.. tante volte mi faceva ascoltare qualcosa che mi rimaneva attaccata al cuore come una neonata al seno di una madre. Quella canzone.. quella che ti cantavo sempre da piccola, la ricordi? –
– Mille colori? Quella che mi cantava anche papà? –
– Sì.. esatto. Una sera andammo a vedere una sua vecchia squadra che allenava, e misi quel pezzo dal mio cellulare.. ricordo ancora la scena. C’era un’auto in fiamme sul raccordo e noi rimanemmo sbalorditi come bambini a guardarla.. “Resta/che l’alba arriva ora/ma non ho fame ancora/di nuvole e sereno/è pieno il giorno” –
– Che bella.. sì la ricordo –
– E non ti ho detto tutto: una sera mi portò.. anzi no, due sere, mi regalò due piccoli regali fatti a mano e una rosa.. una rosa lunga, che aveva comprato in un fioraio dalle parti di dove abitava in quegli anbacioni.. un quartieraccio lontano che si poteva raggiungere solo dopo un’ora e mezza di mezzi di Roma.. –
– Ma chi te lo faceva fare! Io per Nico nemmeno 100 metri a piedi farei! –
– Se ne vale la pena.. – disse la mamma, toccandosi un tatuaggio sul polso – ..fai questo ed altro –
Poi abbassò le luci della stanza, con un impercettibile sfiorare delle dita contro il pannello al muro.
– Papà ha mai vinto qualcosa quando giocava con te? –
– No, lui no.. ti risponderebbe che non era adatto, ma ogni volta che gli chiedo perché ha smesso, mi risponde sempre “Perché ho vinto te, quando sono entrato in palestra” –
– Mamma, ti prego! –
– Ora basta però.. è ora di andare a dormire, ok? Leva il cellulare, a Nico gli rispondi domani –
– E ora si arrabbia! –
– E tu lascialo fare.. tanto torna, se è innamorato veramente –
– E tu? –
– Cosa io.. –
– Sei innamorata? –
– Come una corda che tiene in piedi l’orizzonte, amore mio –

Si sdraiò a letto, in attesa che lei lo raggiungesse. Chiacchierava sempre con la piccola prima di andare a dormire, nonostante l’età non più così affabile a certe dottrine della “favola della buonanotte”.
Si girò sul fianco buono, senza dolori, e la aspettò, ad occhi aperti e con la certezza che quella, dopo milioni di piccole comete, era l’unica stella fissa nel cielo: lei.
Ripensò, come ogni notte, a tutte le cose belle di quando si erano conosciuti, leiv-motive della loro vita: il sushi prima-durante-dopo i pasti, i film sul letto che anche oggi non si sono tolti dalla testa, fare l’amore prima-durante-dopo ogni cosa, gli sguardi di sfida, le gelosie infantili e gli occhi di entrambi una volta, anzi, ogni volta, che li sentivi sfiorare un “ti amo”.
Inseparabilmente indissolubili.

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