Colorante Rosso Sangue

Dov’è la rivoluzione?

“E non mi frega un cazzo delle tue paure
ho già le mie che urlano più forte”

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Una volta mia madre mi raccontava di una razza in via di estinzione, capace di lottare ogni giorno prima contro loro stessi e poi contro le intemperie: i romantici. Titanici, folli e probabilmente inutili, calcavano la mano quando ci si trovava ad avere a che fare con lo splendore dell’affettività, dell’emozione e della testimonianza fisica dell’appartenenza a qualcosa di enormemente più grande – non avvicinandoci minimamente alla teologia -.
Lo devo ammettere: ho un debole per le cose straordinarie, e se la mia vita non lo è, preferisco passare le ore a guardare ed ammirare – o raccontare le gesta – di qualcuno che lo è.
Ma sono giorni, mesi, o anni, probabilmente, che continuo a chiedermi: ma la rivoluzione dov’è?
Dov’è il cambiamento dell’uomo comune? Dov’è lo scatto di anzianità emozionale che porta a fidarci l’uno dell’altro?
Quello che mi raccontava mia madre aveva a che fare più con la lealtà, e probabilmente parlo – in maniera del tutto silenziosa – anche di questo.
Ma dov’è che, tecnicamente ci siamo rivoluzionati?
È amore il nascondere la realtà agli altri? È rivoluzione dare peso ad un like su Instagram ed53c37ec8fa6b7010f274365aa5e22bd non alle notti passate sotto le stelle in montagna?
È romantico vivere in due luoghi contemporaneamente, non curandosi dell’altro?

Cosa stiamo rivoluzionando, in realtà?

Il nostro modo di comunicare è sterile, regaliamo l’immagine della nostra esistenza come essere umano multietnico, polisportivo, onnisciente ed acculturato.
E poi?
Poi cosa resta?

Quindi vi chiedo, ancora una volta.. dov’è la rivoluzione? Cosa significa rivoluzione?
Significa regalare spazio a chi non ne merita, e perdersi nella povertà dello spirito?

Io non voglio essere la vostra rivoluzione.
Io voglio essere la mia.

“Cosa mi vorresti fare
più delle cose che mi hai fatto già
mi lasci il tempo di morire?
E la mia notte ricomincerà”

“Io ce sto”. Una poesia rifiutata.

Non so scrivere poesia, non sono Trilussa, non mi avvicinerò mai al genere.
Però questa è stata cancellata, e invece merita di stare qui, in cima alla montagna di parole.

“A ‘sto cuore muscoloso
piace fare l’indifeso,
ma ti spaccherebbe il muso..”
NoBraino

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Io ce sto, te lo giuro, a crede a ‘sta storia che è tutto ‘n periodo che passa;
ce sto a crede che l’amore tuo n’è vive de sogni ma de distanza;
ce sto pure a crede al fatto che me voi bene come dici de ave’ sempre fatto.

Ma ‘r fero che me batte ‘n petto è oro
e nun c’è storia che tenga:
me svuoti, me reinvadi, me ami e me ribolli dentro;
senza pace che tenga, senza core che pompi.

Tu la voi la rosa, te piace, te sbrina l’anima;
ma dopo ‘n po’ che sta la’ dici che è troppo rossa;
che è meglio il nulla e meglio du’ braccia forti de uno più grosso;
o de ‘n vecchio amore già vuoto che nun c’ha strada.

Io ce cresco come dici te, te ce divento come dici te;
ma ‘r core de ‘n leone c’ha le sembianze de ‘n pupo;
ce l’ho le braccia forti pe potemme prende cura de te;
ma nunn’è questo er problema amore mio.

Er problema è che quanno te concentri su de uno;
l’artro è ombra, è paraffina;
nunn’è freddezza o periodo de sosta;
è solo che ce sta ‘n importanza de sorta co un nome diverso.

C’è solo ‘na realtà delle cose, caro core mio:
la gente nun cambia, è metallo
ar massimo se ossida.

NON SONO MORTO.

Colorante Rosso Sangue – Anteprima: di cosa parla?

COPERTINA UFFICIALE

Sinossi curata da #BottegaEditoriale

“Shakespeare sosteneva che “siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni” ma ci siamo mai domandati cosa accadrebbe se in un futuro qualcuno fosse in grado di manipolarli e manipolarci, imponendoci cosa sognare e cosa non?

È questa la domanda che si insinua tra le pagine di Colorante Rosso Sangue, romanzo distopico che narra come, in un futuro prossimo un’importante azienda nel campo della ricerca neuro-psichica, con a capo il ricercatore d’élite, Gustav Dupont, elabora un modo per rendere artificiali i sogni: sogni ad induzione, impacchettati con fiocchi e letterine, a seconda delle esigenze del cliente.

Ma cosa accadrebbe se rimanesse un solo uomo sul pianeta in grado di sognare? E se quest’ultimo si alleasse al figlio del “creatore di sogni”, Dominic Dupont, in grado di fabbricare incubi di qualsiasi genere sotto forma di polaroid?

L’opera, prendendo spunto dalla “terza ferita narcisistica inflitta all’uomo” per opera di Freud attraverso la scoperta dell’inconscio, risulta caratterizzata da uno stile fortemente visivo, a tratti  cinematografico, e fornita di un lessico sofisticato arricchito da approfondimenti e intermezzi di natura filosofica e scientifica.

Il lettore  viene in tal modo catapultato in una vicenda immaginifica e avvincente, paragonabile a un vero e proprio tuffo nelle zone più inesplorate del nostro essere che i sogni provano a sussurrarci e raccontarci, ma di cui tuttavia resta ancora molto da scoprire.”

Grazie alla Casa Editrice Montecovello e Roberta Balzano, questo Dicembre, in una data ancora da definirsi, uscirà Colorante Rosso Sangue.
Siamo agli sgoccioli, signore e signori.

Sogno n. 313

Parete bianca, sguardo fisso.
Passo le mani sul muro verniciato da poco. Liscio, vellutato, privo di crepe.
Quanto è dolce il suono di una mano sul ventre morbido di una “cosa felice”?

“Come si dice soffice in inglese, amore?”Impermanence_Seung-Hwan-Oh_02

Attacco foto di amici, scrivo frasi per persone andate e mai tornate, lancio sacchi di vernice per lasciare un segno nel bianco inerme.
Nulla.
Tutto risucchiato.
Poi decido di scriverci una frase. Anzi, La frase.

“Quando ci sarà da scegliere, sceglierò sempre te”

Rimane, fresca, lucida, impassibile.
Bella come il motivo del suo esistere.
Allora ci attacco un sacco di altre cose: le foto di Nemi, i pensieri da Rende, i tuoi portachiavi.
Persino il brillantino del tuo vestito.
Tutto rimane lì, immobile.
E bellissimo.

Soffice, in inglese, ho scoperto che si dice crumby.

Colorante Rosso Sangue: che cos’è?

Domani invierò Colorante Rosso Sangue‬ al Premio La Giara – Rai. Lo stato che vi sto scrivendo ora è una richiesta, o anzi, immaginandomi con lo sguardo più serio del mondo, io mi sto letteralmente sfogando con voi.
Pubblicare ‪#‎Pam‬ con la Nativi Digitali Edizioni è stato un traguardo epico per me. Non le vendite, non la pubblicità, ma il fatto stesso di atumblr_ngo23lzX6F1t1gcuno1_500ver pubblicato un mio lavoro mi ha regalato tanto coraggio, lo stesso coraggio con cui mi sto mettendo in gioco, su ogni fronte.
Quello che è Colorante Rosso Sangue, per me, è il primo vero lavoro in cui credo davvero. Non è, come Pam, un libro che viene da uno sfogo. Colorante è costruito per essere un’opera narrativa.
Quello che vi sto chiedendo è: vincitore o meno, escluso o più, quando e SE pubblicherò questo libro, leggetelo.
Leggetelo perchè è l’unico argomento con cui posso affrontare il mondo direttamente. Leggetelo, e non fatevi scrupoli a dirmi che vi fa schifo, ma ditemelo.
Ho bisogno di voi, perchè senza questo anno passato a parlarvi di Pam e a sentirvi dire cosa ne pensate, non avrei continuato mai a scrivere.
Quindi ve lo chiedo implorante un’ultima volta: quando uscirà, e se uscirà, compratelo e leggetelo. E smontatemi, se necessario.

Grazie per avermi letto.

Intervista alla BEM Photography, due fotografi tra i fotografanti.

Quando sento il termine fotografia, avendo una deformazione professionale errata, penso alla fotografia cinematografica dei film indipendenti, con il loro susseguirsi di fegatelli sfocati e quasi privi di senso, ma meravigliosamente perfetti.
In realtà oggi insieme a me ci sono due ragazzi, due fratelli, con cui finalmente possiamo affrontare un dilemma non poco delicato che riguarda la nostra ge  nerazione nata negli anni zero: Emanuele e Benedetta Mariotti, della BEM photography.

Partiamo da questo presupposto: voi siete fotografi. Il vostro duo forma un lavoro artistico che è ineccepibilmente definibile di qualità. E sarete d’accordo con me nel dire che “Il Fotografo è uno dei mestieri più bistrattati del mondo.” La prima domanda quindi: qual è il limite valicabile che vi rende tali? Quand’è che passi dall’hobby alla qualità come la vostra?

Ciao Alberto! Noi vorremmo precisare che non ci definiamo fotografi professionisti. 1901161_757155817650148_1999197217_n
Di strada ne dobbiamo ancora fare tanta e ci sono moltissimi fotografi che si possono definire tali. Il nostro lavoro nasce
come passione, che vorremmo portare avanti nel tempo per diventare sempre
più bravi. Sfortunatamente lo studio non ci permette di dedicarci come vorremmo a questo nostro hobby. La ‘qualità’ si raggiunge con l’esperienza: imparare ad usare la macchina accettando consigli e critiche, facendone tesoro,
e dare un ampio spazio al lavoro di post-produzione, cercando di regalare all’immagine un tocco personale.

Passando per una domanda più difficile, come vi spiegate questa enorme affluenza di pseudo artisti-fotografi-hipster che brulicano
tra i vari social network specialistici come Flickr, DeviantArt o Instagram?

Questa è una bellissima domanda. Secondo noi tutto è partito dall’avvento di Facebook e dei social network in generale. Ci hanno dato la possibilità di postare le nostre foto e avere uno spazio personale visibile a tutti; con il passare del tempo postare foto è diventato una vera e propria gara di chi ha più “like”, per essere più seguiti e avere il proprio momento di popolarità virtuale. Sicuramente su questi siti abbiamo potuto vedere lavori di fotografi che reputiamo veramente bravi e che attraverso uno scatto sono riusciti a trasmetterci qualcosa. Adesso basta poco per diventare fotografi, è scoppiato il boom delle Reflex e quindi molti talenti sono offuscati da personalità emergenti e giovani, che sicuramente hanno più visibilità, che fanno a gara del numero dei followers che riescono ad ottenere. E’ anche vero che oggi per avere visibilità devi lavorare molto su questo fattore, essendo in tanti non basta essere bravi ma avere i giusti collegamenti e  il carisma.

Tra i vostri lavori c’è un intero album dedicato ad un viaggio in Africa. Com’è nato questo progetto?

L’album dedicato all’Africa è un resoconto del viaggio di Benedetta. 1511778_719632978070072_740632636_n
B: Ci tengo a sottolineare che non sono andata in Burkina per “fare foto ai bambini ormai diventati un cult” dei viaggi in Africa, come mi è stato criticato superficialmente, ma ho voluto raccontare il mio viaggio, le mie impressioni e i miei sentimenti, tramite le immagini di posti e persone che ho incontrato e vissuto in questa mia esperienza di volontariato.
Era da molto che volevo partire per l’Africa, conoscere e vivere una nuova cultura. Così, con l’associazione Song Taaba, ho avuto l’opportunità di partire e l’ho colta al volo. L’Africa ti cambia, ti stravolge dentro e fuori e ti fa ritornare carico di amore e stupore. Come in ogni viaggio che mio fratello ed io facciamo, cerchiamo di riportare a casa i pezzi di vita che ci hanno colpiti di più. Spero di esserci riuscita nel viaggio più importante.

Com’è diviso il lavoro fra voi due? Siete specializzati in qualcosa, all’interno del vostro tipo di fotografia?

E’ una cosa abbastanza complementare, non c’è la voglia di “scavalcarci” a vicenda su chi prende il merito, a volte uno ha l’idea e l’altro da una mano ad attuarla e viceversa. Siamo una bella squadra, non possiamo dire di essere inquadrati in un ramo preciso della fotografia, ci piace fotografare i luoghi, i volti e le persone cogliendone i dettagli e la naturalezza.

Cosa e chi riguardano i contest fotografici che pubblicate sulla vostra pagina Facebook?

Per ora sono sempre stati basati su elementi concreti. Abbiamo fatto questi contest per dare spazio ai nostri amici e a chi ci segue di mettersi in gioco.

C’è qualche fotografo a cui vi ispirate?

Non abbiamo un fotografo preciso perché altrimenti ne rimarremmo troppo influenzati.1425609_673288176037886_519042803_n
Ci piace avere una visione ampia su quelli che sono i fotografi che a noi piacciono. Per esempio seguiamo molte grandi personalità inglesi sia su Facebook, sia su Instagram, e ci piace cogliere alcuni loro aspetti. Avendo questa visione piuttosto globale stiamo cercando di rendere il nostro stile unico.

Ultima domanda: avete mai pensato di lavorare in un ramo fotografico che non vi è stato ancora presentato come vostro? Ad esempio, copertine per cd, libri o riviste di fotografia?

Siamo aperti a tutto, ci piace metterci in gioco e sperimentare nuove cose. Ovviamente arrivare a fare questo tipo di scatti come copertine di moda, o simili, sarebbe già un grande traguardo.

Grazie mille ragazzi.

Intervista a Ketty Ceretti, quando il creepy diventa un’opera d’arte.

Bambini vampiro. Uhm.
No, non è assolutamente l’inizio di una recensione riguardante Stephanie Meyer.Ketty Ceretty immagine 2
Nè tantomeno Dakota Fanning, visto che per la quantità di soldi che percepisce da Hollywood potrebbe essere tranquillamente accostata ad un vampiro.
Parliamo di una piccola bottega di creazione delle cosidette “dolls” di ogni genere.
Andiamo a conoscerne una.

Bene. Ketty. Sei davanti a 1000 persone interessate a capire il tuo lavoro. E’ forse la domanda più scontata del mondo, ma dimmi: tu, tecnicamente, cosa fai?
Sono una creativa e spazio in diversi campi. Creo accessori, bigiotteria e abiti. Di recente mi sono orientata verso le art dolls, diventando a tutti gli effetti dollmaker. Realizzo bambole particolari, reborn fantasy/horror. Sono molto richieste tra gli amanti del genere e i collezionisti, ma sempre più spesso vengono anche utilizzate per set fotografici e video.

Perchè è definito un tipo di lavoro artistico “controverso”?
Per il semplice fatto che hanno fattezze di neonati, molti trovano inconcepibile che l’innocenza dell’infanzia venga in qualche modo oltraggiata da queste rappresentazioni grottesche.

Quando entro nel vostro sito, la prima cosa che appare è “per qualsiasi informazione chiedere a noi“. Nè una storia nè un’introduzione. Chi sono le persone dietro The Little Psycho Lilith Shop?
Lo ammetto, dovrei rivedere la presentazione del sito… Nel 2008 quando è nato il progetto Little Psycho Lilith, eravamo in due, io e la mia amica Claudia Deserti.
Lei si occupava del lato sartoriale e realizzava qualche accessorio/bigiotteria.Ketty Ceretty Immagine 1
Io invece ero quella “bizzarra” che se ne usciva spesso con creazioni alquanto discutibili… La nostra amicizia è rimasta, ma sul lavoro le nostre strade si sono divise. Lei ha aperto il suo atelier di sartoria, io ho continuato con Little Psycho Lilith, portando avanti le mie
idee eprimendo al massimo la mia creatività senza pormi limiti, nemmeno davanti alle critiche più pesanti.

Chi sono i vostri “haters” più comuni?
Persone adulte di entrambe i sessi. Le considerano grottesche, si dicono turbati e disgustati da ciò che vedono.
Spesso paragonano le bambole con gli occhi chiusi e quindi dormienti, a “bambini morti”. Quello che mi fa sorridere invece, è che al contario i bambini che le vedono non ne sono mai turbati, sono molto incuriositi e non vedono bambini morti ma semplicemente che dormono.

C’è qualche tipo di ideologia dietro tutto il tuo lavoro? O si tratta semplicemente di fascino?
Volevo reinterpretare queste creature. Non sono neonati trasformati in mostri, ma mostri appena nati.

Cosa consiglieresti a chi non riesce a capire il tuo lavoro, o magari lo critica a prescindere?
Ciò che creo non deve per forza piacere a tutti. Accetto sempre di buon grado le critiche, purchè espresse in modo educato. Purtroppo ho spesso a che fare con gente che l’educazione non sa proprio cosa sia. Direi che questo è l’unico consiglio che posso dare: Che il lavoro vi piaccia o meno, per cortesia siate educati nel dire la vostra. Fate più bella figura.

C’è qualche autore a cui ti ispiri particolarmente? Che so, Ray Caesar o simili?immagine ketty 3
Non posso dire di ispirarmi a qualche artista in particolare, semmai traggo ispirazione da tante diverse forme creative e d’arte.
Ma principalmente è il mondo dell’infanzia, i bambini… Nonchè la mia passione per l’horror e le bambole a darmi la spinta per creare.

Hai appuntamenti da volerci segnalare, nel caso volessimo venire a trovare te o qualche tua collega ad uno stand?
Sarò presente a Milano il 1° giugno all’IDC (Italian Doll Convention) assieme a Horror Party (bravissima dollmaker italiana). Ancora da confermare la mia partecipazioe ad altri importanti eventi tra cui: Bambole a Roma, Rimini Fashion Dolls e Piceno Fashion Dolls.

Ti ringrazio per la disponibilità.
Grazie a te.