Lettieri

Cara mamma.. da grande voglio fare il pagliaccio.

“Un pagliaccio, o giullare è un essere multiplo; è un musico, un poeta, un attore, un saltimbanco; è una sorta di addetto ai piaceri alla corte del re e principi; è un vagabondo che vaga per le strade e dà spettacolo nei villaggi; è il suonatore di ghironda che, a ogni tappa, canta le canzoni di gesta alle persone; è l’autore e l’attore degli spettacoli che si danno i giorni di festa all’uscita dalla chiesa; è il conduttore delle danze che fa ballare la gioventù; è il cantimpanca; è il suonatore di tromba che scandisce la marcia delle processioni; è l’affabulatore, il cantore che rallegra festini, nozze, veglie; è il cavallerizzo che volteggia sui cavalli; l’acrobata che danza sulle mani, che fa giochi coi coltelli, che attraversa i cerchi di corsa, che mangia il fuoco, che fa il contorsionista; il saltimbanco sbruffone e imitatore; il buffone che fa lo scemo; il giullare è tutto ciò che di buono resta nelle persone ma lo hanno dimenticato.”
(E. Faral, Les jongleurs en France au Moyen age [I giullari in Francia nel Medio Evo]

“Cara mamma,

ti scrivo questa lettera perchè a causa dei turni di lavoro non riusciamo mai a vederci. Io esco e tu rientri, io rientro e tu esci.. sai, cose del genere.
Ma soprattutto, ti scrivo perchè ho capito la mia vera vocazione: il pagliaccio!
Sai, tutti sottovalutano il ruolo del clown, nonostante la storia ci abbia insegnato a viaggiare attraverso i ruoli e le emozioni di ogni singolo artista o lavoratore.
Mi spiego meglio.. conosci il detto ” Il tempo mette ognuno al proprio posto. Ogni regina sul suo trono. Ogni pagliaccio nel proprio circo.”?
Dario Fo scoppierebbe a ridere..Dario_Fo
Ecco, grazie a questo ho finalmente compreso il vero scopo nella mia vita. Tu ti starai chiedendo.. come mai? Perchè il pagliaccio? L’aforisma vorrebbe farti intendere che essere un Re in un regno è effettivamente meglio di un clown in uno stupido circo, no?
Ti racconto una piccola storia: durante un corso di Storia del teatro, quando ancora frequentavo l’Università, ci spiegarono la differenza tra il ruolo del clown e quello del giullare..  Il giullare ha un’origine molto antica, è simbolo di intrattenimento, ma il suo ruolo nelle corti era quello di critica alla società e ai suoi costumi attraverso lo strumento di quella che oggi chiameremmo satira.  Facendo riferimento all’odierno, è appunto la stessa differenza che passa tra comicità e satira. Da una parte fa ridere la corte, mentre dall’altra trama in segreto e tiene aggiornato il Re su eventuali malelingue.
La coscienza umana e la storia stessa insegnano, per fortuna, che l’altra sponda, ovvero i Re, e le Regine, non hanno mai avuto comportamenti degni di umanità o lode agli stessi. Tradimenti, incesti, congiure, trame contro i propri cari! Non hai idea, cara mamma, di quanto siano stati pessimi, a livello umano, i sovrani di cui tanto blateriamo inutilmente.
Il clown, senza dimenticare il ruolo che ne conviene, fa lo stesso. a3424b9ea5acd5ae877bcf088835dcf0Magari con più leggerezza, magari vicino ai bambini, ma ha lo stesso identico ruolo. Il suo Re è il padrone del circo, e il padrone del circo non fa nulla di diverso dal Re o dalla Regina in persona.

Detto questo, cara mamma, quando il clown va a dormire, magari è triste, spento e stressato, ma può dormire senza il terrore di essere pugnalato alle spalle. Hai mai sentito di un pagliaccio ucciso nella notte da qualcuno che lo volesse far fuori? Nah, quella è prerogativa dei sovrani! “Oh tu Brute fili mi“, ti ricorda qualcosa?

I pagliacci fanno ridere, le regine fanno paura.

Cara mamma, con questo voglio dirti che la mia vita prenderà una piega diversa, e che per fortuna, ho ancora troppo amore per chi sono e per chi non lo saprà mai – o chi, come dici tu, non lo assaporerà più –
Ti lascio con una poesia di Trilussa sulla verità:

La Verità che stava in fonno ar pozzo
Una vorta strillò: – Correte, gente,
Chè l’acqua m’è arivata ar gargarozzo! –
La folla corse subbito
Co’ le corde e le scale: ma un Pretozzo
Trovò ch’era un affare sconveniente.
– Prima de falla uscì – dice – bisogna
Che je mettemo quarche cosa addosso
Perchè senza camicia è ‘na vergogna!
Coprimola un po’ tutti: io, come prete,
Je posso dà’ er treppizzi, ar resto poi
Ce penserete voi…

– M’assoccio volentieri a la proposta
– Disse un Ministro ch’approvò l’idea. –
Pe’ conto mio je cedo la livrea
Che Dio lo sa l’inchini che me costa;
Ma ormai solo la giacca
È l’abbito ch’attacca. –

Bastò la mossa; ognuno,
Chi più chi meno, je buttò una cosa
Pe’ vedè’ de coprilla un po’ per uno;
E er pozzo in un baleno se riempì:
Da la camicia bianca d’una sposa
A la corvatta rossa d’un tribbuno,
Da un fracche aristocratico a un cheppì.

Passata ‘na mezz’ora,
La Verità, che s’era già vestita,
S’arrampicò a la corda e sortì fôra:
Sortì fôra e cantò: – Fior de cicuta,
Ner modo che m’avete combinata
Purtroppo nun sarò riconosciuta!

Ti voglio bene mamma.

#IononsonoFrancescoSole

Per una questione più esistenziale che narcisistica, oggi voglio parlarvi di una filosofia non proprio arcaica definita “attacchiamo post-it con frasi fighe perchè su YouTube e Facebook mi vendo anche la mamma”.
Un pomeriggio di qualche anno fa, più precisamente in uno di quei momenti in cui durante i titoli di coda di un bel film ti senti invincibile e pieno di buone intenzioni, presi una decisione dettata dalla perseveranza: non riuscendo a ricordarmi le cose importanti nella mia vita, decisi di attaccare dei post-it sulla mia parete. DSC05659
Dei piccoli padri, uno accanto all’altro, decisi a darmi insegnamenti basati sui singoli momenti.
Ogni post-it è un ricordo e ogni metodo di scrittura è un’intenzione: “La gente non cambia, peggiora”, tratto da Pam, è stato il primo. Nichilista, cinico, diretto.
“Er diavolo quanno t’alliscia è perchè vole l’anima”, il secondo. Un proverbio, ancor più diretto.
Con questo cosa voglio dire: il lavoro che facciamo su noi stessi è talmente importante e delicato, che ogni singola sillaba che componiamo su un pezzo di carta regala (o dovrebbe regalare) l’idea di quello che stiamo affrontando.
Scrivere, suonare, cantare, dipingere, e qualsiasi altra forma artistica o presunta tale, dovrebbe essere principalmente rivolta al miglioramento di noi stessi.
Beh, quello che i “nuovi mostri” (se non i primi) della rete stanno facendo, è letteralmente sputtanare quello che molti di noi hanno sempre cercato di fare: emozionare noi stessi e gli altri attraverso quello che sappiamo fare meglio.
DSC05665#IononsonoFrancescoSole non è solo un hashtag contro l’individuo in se, ma è anche un modo per chiedervi di dare un taglio netto all’esteriorizzazione da luogo comune.
#IononsonoFabioVolo, #IononsonoFedericoMoccia e altre cagate simili, sono un modo carino per fare qualcosa di diverso, e differenziarci da questo tipo di generalizzazione artistica.
Leggere è un’altra cosa: mettere Francesco Sole nella sezione letteratura narrativa è alimentare il vuoto culturale.

(Ho sempre pensato che un pizzico di dialetto, di qualsiasi natura, sia più tagliente di una frase ben fatta, solo per una questione di semplicità: dal 2000 vince chi è più comprensibile, non chi sa parlare)

Pam finalista a Sanremo Writers!

Allora allora.

La prima reazione a caldo è stata “Ma perchè, che pezzo suono?”copertinaPam
Poi ho realizzato ma, effettivamente, ancora non l’ho fatto.
Sono in finale con altre 18 persone che sono state scelte tra quasi 500 libri.
Ma ti pare possibile? Una cosa del genere? E a Sanremo poi?
“Ma siete sicuri? Pam?”
“Si signor Lettieri, la serata del 14..”
“Ma siete veramente sicuri? Può ricontrollare? Magari c’è qualche omonimia, o qualcosa di simile..”
“Beh in effetti..”
“Ah ecco vede, magari Al Bano o Mina hanno qualche ragazzo a Sanremo Giovani che si chiama come me..”
“..no, anzi, mi scusi, è proprio lei, Nativi Digitali Edizioni”
Vado a Sanremo.
E ho già vinto anche solo partecipando. Posso arrivare anche 19°. Chi se ne frega.
Dio, la bellezza.

Colorante Rosso Sangue: che cos’è?

Domani invierò Colorante Rosso Sangue‬ al Premio La Giara – Rai. Lo stato che vi sto scrivendo ora è una richiesta, o anzi, immaginandomi con lo sguardo più serio del mondo, io mi sto letteralmente sfogando con voi.
Pubblicare ‪#‎Pam‬ con la Nativi Digitali Edizioni è stato un traguardo epico per me. Non le vendite, non la pubblicità, ma il fatto stesso di atumblr_ngo23lzX6F1t1gcuno1_500ver pubblicato un mio lavoro mi ha regalato tanto coraggio, lo stesso coraggio con cui mi sto mettendo in gioco, su ogni fronte.
Quello che è Colorante Rosso Sangue, per me, è il primo vero lavoro in cui credo davvero. Non è, come Pam, un libro che viene da uno sfogo. Colorante è costruito per essere un’opera narrativa.
Quello che vi sto chiedendo è: vincitore o meno, escluso o più, quando e SE pubblicherò questo libro, leggetelo.
Leggetelo perchè è l’unico argomento con cui posso affrontare il mondo direttamente. Leggetelo, e non fatevi scrupoli a dirmi che vi fa schifo, ma ditemelo.
Ho bisogno di voi, perchè senza questo anno passato a parlarvi di Pam e a sentirvi dire cosa ne pensate, non avrei continuato mai a scrivere.
Quindi ve lo chiedo implorante un’ultima volta: quando uscirà, e se uscirà, compratelo e leggetelo. E smontatemi, se necessario.

Grazie per avermi letto.

“Chi può avercela con uno così?”

Se uccidessi un ragazzo, uno qualsiasi, in questa infame epoca, so già cosa accadrebbe.
Se ad esempio io, venissi ucciso, mentre cammino lento davanti alla mia facoltà universitaria, ascolterei pazientemente una conversazione che ha ben poco di fantasioso.
È scritto male perchè è la trascrizione di un sogno.
..o no.

“Come si chiamava?”????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????
“Alberto, Alberto Lettieri”
“Età?”
“24”
“Mh.. segni particolari?”
“Nessuno”
Il carabiniere prenderebbe poi il mio portafoglio, mentre il mio corpo inerme non protesterebbe.
“Iscritto all’università.. pochi euro in tasca”
“Qualcosa di strano nel portafoglio?”
“A parte varie foto di parenti defunti e immagino amici o fidanzate, no.. ci sono molte tessere”
“Tessere?”
“Sì tessere dai, le solite cose.. tessera metropolitana, postepay, sanitaria, dell’università, sempre le stesse..”
“L’inutilità.. fammi vedere la borsa”
Poi prenderebbero la mia tracolla.
“C’è un raccoglitore, con parecchi documenti dentro”
“Mi faccia vedere”
Aprirebbero il raccogli-documenti.
“Che novità, una trentina di curriculum, ognuno di loro di tre pagine ciascuno, credo fosse disoccupato..”
“Altro?”
“Un manoscritto. È suo, credo sia un libro”
“Oh.. un libro?”
“Sì, deve essere un aspirante scrittore”
“O almeno sperava..”
“Ah, c’è un’altra cosa”
“Cosa?”
Tirerebbero fuori infine un taccuino.
“Cosa c’è scritto?”
“Numeri di telefono, immagino appuntamenti per colloqui in giro..”
“Sì leggo.. fast-food, ristoranti, agenzie immobiliari..”
Poi si alzerebbero stanchi, pensando alla stessa domanda. Solo uno dei due parlerebbe?
“Chi può avercela con uno così?”
“Nessuno, ma nessuno si chiede cosa succede realmente in questi casi, vogliono tutti sapere solo chi è stato..”
“Boh, saranno stati i rumeni.. o la famiglia.. oppure si drogava.. non è un mio problema. Che sia uno o cento, questa generazione fa schifo”

Allora prenderebbero il tutto e scriverebbero un bel verbale poetico e sintetico.

“Il giovane è un presunto fantasma della generazione di oggi, con un curriculum notevole ma senza raccomandazioni. Si procede con l’archiviazione e con l’invio di tutti i dati a Barbara d’Urso ed altri Tg nazionali”

E via, ancora, nel silenzio.

Lettera ad un melo. Parte 1.

Quello che sta per partire è un monologo interiore sullo stile di Radiofreccia che inizia con una frase ad effetto molto riflessiva della serie “C’è un buco grosso dentro..”.
Un po’ tipo i blog di quando avevi 15 anni in cui scrivevi che il mondo faceva schifo perchè tua madre non ti faceva uscire. Certo che, a modo nostro, eravamo dei romantici eh.
Ora quello in cui spero è che tutto quello che siamo stati per gli anni appena trascorsi sparisca. Sì, sparisca nel vero senso della parola. Perchè non conta più nulla.
Si può dire che inizia tutto in una fresca serata estiva in una piazza illuminata da un satellite non poco distante da Termin.. cioè, dalla terra. Un abbraccio che fonde due anime e il 105 che inchioda dietro due respiri caldi. E sì dai, giusto un po’ di lacrime, condiscono bene.
A volte mi chiedo se ogni tanto ci pensi a Via Nazionale, al gelataio che mette i Depeche Mode, a piazza della Repubblica con quella luna troppo grande per noi, alle dediche ascoltando quel poeta pazzo con i dread lunghi e neri ed il pizzetto lungo quanto il nostro amore.
A volte mi chiedo se ti ricordi le nostre canzoni del giorno e le colazioni leggere e le cene fatte di odori.
A volte mi chiedo se ti ricordi che quando ci baciavamo, ballavamo.

Ciondolavamo lenti senza sosta e senza senso, ma il senso non serve, e nemmeno la forma.
Non serve una forma per queste cose, non servono legàmi o carnefici e vittime in costante contrasto tra loro.
L’elettricità delle tue frenate e la macchina che ti si spegne perchè ti dimentichi che bisogna ripartire in prima. Che certe volte pensi “ma come hai fatto a prendere la patente?”
La mano che scivola ad ogni incrocio sulla mia gamba sinistra ed io che ti indico quale pezzo della canzone è il mio preferito. Perchè era tutto lì all’inizio. Il voler scoprire il mondo immenso di entrambi.
Non ci sbalordiamo più perchè silenziosamente qualcosa ha cambiato la nostra vita, nè come amanti nè come “vicini”.
Ci svuotiamo delle nostre emozioni per del poco lusso carnale, del vizio che ci portiamo dietro da anni. Ma quando chiudiamo gli occhi ci cerchiamo in silenzio, perchè questo è quello che è cambiato nelle nostre vite: abbiamo piazzato un altro cuore, uno più scuro, invincibile, che ha il solo difetto di odiare la luce del sole.
Solo che dopo che abbiamo fatto l’amore nella doccia, il sole caldo è tanto piacevole, e ce ne rendiamo conto sempre, solo che non riusciamo ad ammetterlo.

subsonica 5C’è stato un tempo in cui un uomo, dentro di noi, al solo sentore della nostra presenza ci cacciava nella maniera più diretta:
io tornavo e “ma che voi”;
tu tornavi e “ancora? vattene!”;
poi ci siamo abbracciati violentemente, quella sera.
È sempre meglio mettere le cose in chiaro con il percorso delle anime che ci attraversano dentro, donne o uomini che siano: io ti amo.

Potremo vivere una vita facendoci passare sotto il cuore falso milioni di uomini e donne.
Ma l’appartenenza è una virtù che solo noi esseri umani possiamo concederci.
“..e so che l’amore non è che un grido nel vuoto, e che l’oblio è inevitabile, e che siamo tutti dannati e che verrà un giorno in cui tutti i nostri sforzi saranno ridotti in polvere, e so che il sole inghiottirà l’unica terra che avremo mai”.
Ma sono innamorato di te, e questo è un problema che non voglio risolvere.

Perchè non è un problema, se nella mia vita ci sarai sempre.

“Quei cazzo de occhi”
L’ultima mia speranza è che se è vero che tutto rinasce, vivo nella speranza che cambiando la forma, saremo felici, distanti o vicini a tal punto da farci male con quei morsi e quelle notti meravigliose.
Ora “mettice ‘na pezza”.
Ti amo.

Vorrei vedere un monte che si erge all’altezza delle mie ginocchia.

Io vorrei vedere affondare il mio quartiere.
Dovrebbe rimanere in piedi solo la Biblioteca Borghesiana.
Perchè?
Perchè non c’entra assolutamente nulla con il resto del paesaggio.
Con il resto della qualità culturale legata alla sola ed unica realtà: il paese di ignorantoni cronici che devono sapere tutto su tutti, e quando non sanno inventano.
Per il resto, queste sono le foto della presentazione di Pam il 25 Maggio, proprio lì, a Borghesiana, dove la gente passava davanti alla biblioteca giocando a Candy Crush.

Tutte le foto sono copyright di Gaia Recchia

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