Nativi Digitali Edizioni

“Io ce sto”. Una poesia rifiutata.

Non so scrivere poesia, non sono Trilussa, non mi avvicinerò mai al genere.
Però questa è stata cancellata, e invece merita di stare qui, in cima alla montagna di parole.

“A ‘sto cuore muscoloso
piace fare l’indifeso,
ma ti spaccherebbe il muso..”
NoBraino

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Io ce sto, te lo giuro, a crede a ‘sta storia che è tutto ‘n periodo che passa;
ce sto a crede che l’amore tuo n’è vive de sogni ma de distanza;
ce sto pure a crede al fatto che me voi bene come dici de ave’ sempre fatto.

Ma ‘r fero che me batte ‘n petto è oro
e nun c’è storia che tenga:
me svuoti, me reinvadi, me ami e me ribolli dentro;
senza pace che tenga, senza core che pompi.

Tu la voi la rosa, te piace, te sbrina l’anima;
ma dopo ‘n po’ che sta la’ dici che è troppo rossa;
che è meglio il nulla e meglio du’ braccia forti de uno più grosso;
o de ‘n vecchio amore già vuoto che nun c’ha strada.

Io ce cresco come dici te, te ce divento come dici te;
ma ‘r core de ‘n leone c’ha le sembianze de ‘n pupo;
ce l’ho le braccia forti pe potemme prende cura de te;
ma nunn’è questo er problema amore mio.

Er problema è che quanno te concentri su de uno;
l’artro è ombra, è paraffina;
nunn’è freddezza o periodo de sosta;
è solo che ce sta ‘n importanza de sorta co un nome diverso.

C’è solo ‘na realtà delle cose, caro core mio:
la gente nun cambia, è metallo
ar massimo se ossida.

NON SONO MORTO.

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Il Maggio degli Ebook – Diamo voce agli autori emergenti!

ilmaggiodegliebook

Ciao a tutti e benvenuti alla mia tappa del Maggio dei Libri!

Gli scopi dell’iniziativa:

– Dare voce a ebook di autori e editori emergenti, attraverso un Blog Tour

– Promuovere una cultura di collaborazione e condivisione tra scrittori, blogger e lettori

– Ricordare al pubblico che, anche dopo il successo della campagna sulla riduzione IVA degli ebook, un libro rimane sempre un libro, e il digitale offre opportunità prima negate a scrittori, editori e lettori.

  • Divertirsi e scoprire insieme nuovi libri, nuovi blogger e nuovi autori!]

Gli Ebook che presento:

 

Titolo: La mia musica nel silenzio

Autore: Andrea PontiroliCopertina-ebook-La-mia-musica-nel-silenzio-Andrea-Pontiroli-600x800

Editore: Ellera Edizioni

Genere: Narrativa

Prezzo: 4,99

Amazon: http://www.amazon.it/musica-silenzio-Letteratura-Italiana-Sommersa-ebook/dp/B00QBBQNI0/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1429896424&sr=1-2&keywords=andrea+pontiroli

Recensione: http://devoandarealeggere.blogspot.de/2014/12/recensione-la-mia-musica-nel-silenzio.html
Tommaso ha un dono, anche se lui non l’ha mai chiesto: suona il violino come nessun altro. Per questo sua madre, a poco più di dieci anni, lo manda a vivere a Parigi, per studiare con uno dei più grandi violinisti del mondo. Lì, nella famiglia francese che lo accoglie, trova Xavier, suo coetaneo e violinista a sua volta, di cui diventa quasi un fratello: da quel momento la vita dei due sarà segnata da una condivisione totale delle esperienze. L’amicizia e la complicità resisteranno a una rivalità crescente, fino a quando Tommaso non comincerà la sua formidabile ascesa di violinista, che lo sradicherà da Parigi ma che non intaccherà il legame con Xavier. A rompere l’equilibrio sarà l’arrivo di Marianne, che scompiglierà la loro vita, fino alle più estreme conclusioni.
Una storia affascinante e piena di pathos che ci porta per mano nel mondo della musica classica e nella mente di un giovane prodigio, tra Milano, Parigi e New York.
Titolo: Il Ritorno di Michael Farner

Autore: Lorenzo Sartoricopertina-600x800

Editore: Nativi Digitali Edizioni

Prezzo: 1.99

Scrivere un romanzo o viverne uno non è affatto la stessa cosa, tuttavia non è possibile separare la nostra vita dalle nostre opere” – M. Proust

Pagine: 60

Genere: Noir, umoristico

http://www.natividigitaliedizioni.it/prodotto/ritorno-michael-farner/

Dimmelo tu, Farner. Sei tu che hai dato il via a tutto questo casino. Fosse stato per me non mi sarei mai sognato di scrivere il sequel de Lo Strano Caso. Odio i sequel. Generano grandi aspettative, ma non riescono mai ad essere all’altezza del primo lavoro.”

Il povero Michael Farner sarà anche uno scrittore di una certa fama, ma non ha certo tutte le fortune: prima perseguitato dai suoi stessi personaggi, ora rinchiuso in prigione con un’accusa di omicidio, senza alcuna possibilità di dimostrarsi innocente. A meno che…
I toni noir e ironici di “Lo Strano Caso di Michael Farner” ritornano in questo sequel fuori dagli schemi, in cui realtà e finzione continuano a confondersi tra loro, vecchie conoscenze si ripresentano sotto nuove vesti, i colpi di scena si susseguono e le frecciatine al mondo dell’editoria e ai thriller in stile americano non mancano.

Lorenzo Sartori, giornalista, vive tra Crema e Milano. Dal 2000 è editore e direttore responsabile della rivista Dadi&Piombo, la prima testata italiana che si occupa di wargames e ricostruzioni storiche in miniatura.
È autore di diversi giochi di simulazione, storici e fantascientifici, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue e apprezzati in tutto il mondo.
Si occupa anche di organizzazione di eventi, in particolar modo legati al mondo ludico.
Con l’ultimo respiro è il suo esordio letterario, pubblicato nel marzo del 2014 da Gainsworth Publishing. Sempre nello stesso mese pubblica per Nativi Digitali l’ebook Lo Strano Caso di Michael Farner e successivamente il sequel, Il Ritorno di Michael Farner.
Blog: http://www.lorenzosartori.blogspot.com
Pagina facebook: http://www.facebook.com/lorenzosartoriscrittore

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Terzo tempo e minuti di recupero: calcio e rugby a confronto.

Oggi vi introduco un’intervista diversa, una di quelle faceto face come Le Iene, senza Mediaset e senza cravatte. Goffredo Baiardo ( rugbista dell’Arvalia Villa Pamphili) e Matteo Bargelli (libero della Montello Volley ed ex terzino) non si conoscono, ma le loro voci si trovano, oggi, a doversi confrontare sul loro campo: calcio e rugby, due mondi a confronto.

Ciao ragazzi, ben trovati.
Purtroppo per voi non vi farò mai domande del tipo “che cos’è il calcio per voi?” perché non mi va di farvi perdere tempo. Quindi passo direttamente ai fatti.

Perché il calcio e non il rugby e viceversa: cosa ti ha fatto scegliere uno e non l’altro.
Goffredo: Ho iniziato rugby da piccolo, all’età di 9 anni, sotto consiglio di un amico dei miei genitori che, nel vedermi 11025619_10206064999295159_1324626213_oabbastanza grosso fisicamente, li ha convinti a farmi intraprendere questa strada. Poi da allora non ho più smesso, 14 anni di onorata carriera in campo!
M: Io, in primis, ho scelto il rugby per seguire le orme di papà. Quando mi sono rotto una spalla ho cambiato per provare a fare un altro sport.

La polemica sterile che va avanti da anni è quella della differenza culturale tra i due sport: come affrontate questo confronto diretto?

G: La polemica è molto blanda in realtà, ho molti amici che guardano ossessivamente le partite di calcio ma che comunque non disdegnano quelle dell’Italia al 6 Nazioni. O per lo meno, si interessano e la vanno a vedere all’Olimpico quando ci sono (anche conoscendo già il risultato..). Per il resto c’è sempre quel fattore sul fatto del contatto: chi gioca a rugby (parlo sempre per esperienza personale) è più incline a prendere in giro chi definisce il calcio uno sport di contatto.. e anche l’ambiente che si è creato intorno (violenze negli stadi, partite truccate) non ha aiutato a cambiare idea su questo sport che è peggiorato notevolmente negli anni.
M: Non so a cosa ti riferisci.. per differenza culturale la differenza più grande è che nel rugby lo sfogo è diretto, “sul campo”. Nel pallone lo sfogo è spesso limitato alle partite e magari la frustrazione prende il sopravvento.
Come spiegate che in entrambi gli sport abbiamo attraversato la “generazione dei fenomeni” ma in uno abbiamo dominato mentre nell’altro siamo rimasti più o meno allo stesso livello?

G: La cultura del rugby in Italia è arrivata più tardi, la giocavano in pochi e non si sono potuti trovare questi “grandi fenomeni”. Nel calcio è stato diverso, basta pensare al luogo comune che tutti, da piccoli, lo praticano: è semplice e facile da giocare ed è pure divertente (tant’è che quando vai al parco con gli amici si organizzano partite di calcetto, non di rugby.. è più impegnativo). Fondamentalmente questo: uno è stato sempre praticato quando già in altri paesi (Inghilterra, Francia, Nuova Zelanda) era sport nazionale; ora con la nostra generazione è più giocato rispetto a 20 anni fa, la differenza si vedrà tra non molto tempo. Si noterà nella nazionale quando persone che hanno più di 30 anni smetteranno per lasciare spazio a giovani promettenti (e ce ne sono).
M: La generazione di fenomeni, ahimè, nel rugby credo che non ci sia mai stata e questo penso sia un problema di “bacino d’utenza” che nel calcio domina incontrastato.

Terzo tempo a livello professionistico (perché una birra tra amici la si fa sempre a fine partita): perché sì nel rugby e non nel calcio?

G: Il terzo tempo è tradizione nel rugby. Dopotutto le “botte” che uno si da in campo.. restano lì, nel campo da gioco. Questo insegnano le prime volte, quando cominci a giocare, e per questo motivo poi finita la partita ti mandano a mangiare 27886_1391447399116_4226968_ned a bere insieme ai tuoi avversari. Sarebbe bella in ogni sport una “ricreazione” del genere, ti insegna a rispettare ed a conoscere l’avversario dopo la partita, perché altrimenti (per come lo vedo io) va a finire che identifichi l’avversario come un nemico. È questa la nobiltà del rugby: tanto sangue in campo ma fuori siamo tutti amici.
M: Nel calcio la competizione è più accesa, si lotta per essere il più forte di tutti. Nel rugby si è operai della squadra, le “prime donne” sono più rare. Il punto è che vai d’accordo con chi reputi un tuo pari più che un tuo “avversario”.

Eroi ed antieroi: chi, in entrambi gli sport, stimate ed odiate e perché?
G: Eroi nel rugby : Jean de Villiers, capitano del Sudafrica. Grande sportivo e soprattutto onorevole in campo, in quanto ha sempre dimostrato di essere un guerriero in partita, ma anche un disciplinato giocatore. Anti-eroe lo è Karmichael Hunt, neo 3/4 dei Reds che è stato fermato per possesso di cocaina. Non lo sopporto per questo, viene da un passato da giocatore di football australiano e da rugbista a 13. Insomma, un vero sportivo non può cadere in errori del genere. È stupido. Nel calcio non ho eroi o anti-eroi, non lo seguo per niente e non so pregi e difetti di nessuno. Potrei parlare di simpatia o antipatia ma non di altro.
M: Eroi nel calcio direi la nazionale del 2006 per ovvi motivi. In generale per me l’anti-eroe è chiunque pratichi questo sport con la violenza e l’odio verso l’avversario. Nel rugby non conosco tanti eroi ma mio padre è il primo, solo per esserci arrivato. Per l’anti-eroe non saprei scegliere perché non conosco nessuno che potrebbe meritarselo.

Ultima domanda: in un confronto diretto, sommando le vostre prestazioni sportive, chi vincerebbe in una sfida secca?

G: Sicuramente in uno scontro diretto di rugby vincerei io, ma in una partita a calcetto mi farebbe solo buste. Ognuno il suo sport!

M: (risata) ..probabilmente il rugbista per abbandono della squadra avversaria dopo il primo placcaggio.

#IononsonoFrancescoSole

Per una questione più esistenziale che narcisistica, oggi voglio parlarvi di una filosofia non proprio arcaica definita “attacchiamo post-it con frasi fighe perchè su YouTube e Facebook mi vendo anche la mamma”.
Un pomeriggio di qualche anno fa, più precisamente in uno di quei momenti in cui durante i titoli di coda di un bel film ti senti invincibile e pieno di buone intenzioni, presi una decisione dettata dalla perseveranza: non riuscendo a ricordarmi le cose importanti nella mia vita, decisi di attaccare dei post-it sulla mia parete. DSC05659
Dei piccoli padri, uno accanto all’altro, decisi a darmi insegnamenti basati sui singoli momenti.
Ogni post-it è un ricordo e ogni metodo di scrittura è un’intenzione: “La gente non cambia, peggiora”, tratto da Pam, è stato il primo. Nichilista, cinico, diretto.
“Er diavolo quanno t’alliscia è perchè vole l’anima”, il secondo. Un proverbio, ancor più diretto.
Con questo cosa voglio dire: il lavoro che facciamo su noi stessi è talmente importante e delicato, che ogni singola sillaba che componiamo su un pezzo di carta regala (o dovrebbe regalare) l’idea di quello che stiamo affrontando.
Scrivere, suonare, cantare, dipingere, e qualsiasi altra forma artistica o presunta tale, dovrebbe essere principalmente rivolta al miglioramento di noi stessi.
Beh, quello che i “nuovi mostri” (se non i primi) della rete stanno facendo, è letteralmente sputtanare quello che molti di noi hanno sempre cercato di fare: emozionare noi stessi e gli altri attraverso quello che sappiamo fare meglio.
DSC05665#IononsonoFrancescoSole non è solo un hashtag contro l’individuo in se, ma è anche un modo per chiedervi di dare un taglio netto all’esteriorizzazione da luogo comune.
#IononsonoFabioVolo, #IononsonoFedericoMoccia e altre cagate simili, sono un modo carino per fare qualcosa di diverso, e differenziarci da questo tipo di generalizzazione artistica.
Leggere è un’altra cosa: mettere Francesco Sole nella sezione letteratura narrativa è alimentare il vuoto culturale.

(Ho sempre pensato che un pizzico di dialetto, di qualsiasi natura, sia più tagliente di una frase ben fatta, solo per una questione di semplicità: dal 2000 vince chi è più comprensibile, non chi sa parlare)

Pam finalista a Sanremo Writers!

Allora allora.

La prima reazione a caldo è stata “Ma perchè, che pezzo suono?”copertinaPam
Poi ho realizzato ma, effettivamente, ancora non l’ho fatto.
Sono in finale con altre 18 persone che sono state scelte tra quasi 500 libri.
Ma ti pare possibile? Una cosa del genere? E a Sanremo poi?
“Ma siete sicuri? Pam?”
“Si signor Lettieri, la serata del 14..”
“Ma siete veramente sicuri? Può ricontrollare? Magari c’è qualche omonimia, o qualcosa di simile..”
“Beh in effetti..”
“Ah ecco vede, magari Al Bano o Mina hanno qualche ragazzo a Sanremo Giovani che si chiama come me..”
“..no, anzi, mi scusi, è proprio lei, Nativi Digitali Edizioni”
Vado a Sanremo.
E ho già vinto anche solo partecipando. Posso arrivare anche 19°. Chi se ne frega.
Dio, la bellezza.

Colorante Rosso Sangue: che cos’è?

Domani invierò Colorante Rosso Sangue‬ al Premio La Giara – Rai. Lo stato che vi sto scrivendo ora è una richiesta, o anzi, immaginandomi con lo sguardo più serio del mondo, io mi sto letteralmente sfogando con voi.
Pubblicare ‪#‎Pam‬ con la Nativi Digitali Edizioni è stato un traguardo epico per me. Non le vendite, non la pubblicità, ma il fatto stesso di atumblr_ngo23lzX6F1t1gcuno1_500ver pubblicato un mio lavoro mi ha regalato tanto coraggio, lo stesso coraggio con cui mi sto mettendo in gioco, su ogni fronte.
Quello che è Colorante Rosso Sangue, per me, è il primo vero lavoro in cui credo davvero. Non è, come Pam, un libro che viene da uno sfogo. Colorante è costruito per essere un’opera narrativa.
Quello che vi sto chiedendo è: vincitore o meno, escluso o più, quando e SE pubblicherò questo libro, leggetelo.
Leggetelo perchè è l’unico argomento con cui posso affrontare il mondo direttamente. Leggetelo, e non fatevi scrupoli a dirmi che vi fa schifo, ma ditemelo.
Ho bisogno di voi, perchè senza questo anno passato a parlarvi di Pam e a sentirvi dire cosa ne pensate, non avrei continuato mai a scrivere.
Quindi ve lo chiedo implorante un’ultima volta: quando uscirà, e se uscirà, compratelo e leggetelo. E smontatemi, se necessario.

Grazie per avermi letto.

Tequila Suicide, ovvero perchè investire ancora nelle giovani promesse.

In uno strano periodo legato alla mia adolescenza, sentii dire da uno dei pilastri artistico-culturali di mio padre che “I giovani sono solo rami secchi che vanno potati ed estirpati. Che sono un cancro legato alla speranza.
Era Keith Richards, e parlava dei gruppi musicali emergenti.
Io e Diandra Elettra Moscogiuri siamo qua per dire al caro Keith: te stai a sbaja’.
Sul serio.
Perchè quello che ho finito di leggere qualche mese fa è stato l’ennesimo prototipo della dimostrazione che il talento esiste, ed è ancora vivo tra le mani e tra gli spasmi di ogni artista che non si definisca tale (perchè è sottile: chi ha talento non lo rivendica, agisce in silenzio).teq

Tequila Suicide è un grido illuminato in una stanza buia.
Diandra ha un megafono al posto della voce, e non ha paura di usarlo.

Quello che fa la nostra autrice è descrivere in maniera letale tutto ciò che è una realtà non sempre affrontata, per un semplice motivo: paura.
Gideon sembra uscito da un film di Sofia Coppola, e finisce nel tugurio di Irvine Welsh, dove la superficialità esterna della dipendenza spacca a metà l’itinerario fisico ed emotivo del protagonista.
Ma il discorso che ha toccato, soprattutto personalmente, è il ruolo: il ruolo è una parte fondamentale di questo splendido romanzo. Il ruolo non è solo pronome, ma è forma verbale imperativa.
Citando l’autrice stessa, “Oltre ad essere un libro di denuncia, che ho scritto soprattutto per far conoscere alla gente una realtà di cui pochi hanno il coraggio di parlare, voglio che chi lo legge rifletta su quanto è importante apprezzare la vita e ciò che ci può offrire, e che spesso abbiamo sotto gli occhi una felicità di cui non ci accorgiamo, e che tendiamo a distruggere con le nostre mani.”

Ringrazio infinitamente Diandra per l’opportunità di leggere e commentare, anche se brevemente, questa piccola sorgente al centro di un vulcano.